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Libia. Chavez tenta la mediazione di pace. Nuovi raid del Colonnello

ROMA –  Muammar Gheddafi ha accettato l’offerta di Hugo Chavez, il quale tenterà di raggiungere una soluzione negoziata tra il Colonnello e le forze di opposizione.

Il piano del presidente venenzuelano, che prevede una commissione formata da membri dell’America Latina, dell’Europa e del Medio Oriente è stata discussa con Amr Moussa, il capo della Lega araba, dalla quale la Libia è stata estromessa e i dettagli  potrebbero essere annunciati proprio durante la prossima riunione che si terrà al Cairo proprio oggi. Questa ipotesi ancora al vaglio potrebbe rivelarsi l’ultima chance per riportare la pace su questo territorio, prima che diventi necessario un intervento militare per fermare la carneficina dei 25 mila mercenari sotto il comando del rais, che stando all’ultimo rapporto avrebbe provocato la morte di 6mila persone.
Tuttavia il condizionale è d’obbligo considerando che Gheddafi rimane un personaggio inaffidabile e  pericoloso con le sue manie di onnipotenza, emerse anche ieri durante il suo discorso televisivo. Insomma c’è da fidarsi del Colonnello? Per Hugo Chavez sembra di sì. D’altra parte i due leader sono legati da una politica comune contro l’imperialismo degli Stati Uniti. Un punto nevralgico nell’attuale scenario geopolitico che tiene salda l’amicizia tra i due, tant’è che lo stesso Chavez non si è unito al coro unanime di condanna internazionale contro il rais.

Il presidente venezuelano è comunque sicuro che sia necessario uno sforzo da parte di tutti i paesi per realizzare una commissione che si rechi in Libia e tenti di raggiungere un accordo pacifico tra Gheddafi e l’opposizione. Solo questa soluzione  ha sottolineato Chavez, criticando di fatto l’invio del governo americano delle tre navi da guerra, è la strada giusta. Ora bisognerà vedere se nei prossimi giorni la proposta sarà raccolta da altri paesi che si uniranno alla commissione di pace. Le porte sono aperte a tutti le nazioni amiche, ha ricordato Chavez.

Tuttavia c’è da dire che le intenzioni di Chavez non hanno prodotto il risultato sperato, almeno per ora. L’ex ministro della Giustizia libico e attuale leader dell’opposizione, Mustafa Abdel Jalil ha già respinto la proposta del presidente venezuelano: “Non accetteremo la mediazione dei venezuelani – ha affermato – perché vogliamo la caduta di Muammar Gheddafi e del suo regime. Abbiamo chiesto alla comunità internazionale il riconoscimento del Consiglio nazionale fondato nei giorni scorsi a Bengasi come rappresentante della volontà del popolo libico e siamo già in contatto con la Lega Araba e con le diplomazie di diversi paesi internazionali per ottenere questo riconoscimento”.

Nel frattempo il Colonnello ha lanciato nuovi raid aerei in Cirenaica, esattamente a Brega e a Ajdabiya, città  da giorni  passate sotto il controllo della rivolta. Le milizie di Gheddafi puntano a conquistare anche lo scalo aeroportuale considerato geograficamente un punto strategico per far guadagnare terreno ai mercenari verso la città di Bengasi. Per questo gli insorti hanno chiesto   che l’occidente garantisca al più presto una no fly zone e invii aerei e armi: “Gheddafi ha tutte le armi e tutto il denaro – ha ricordato Mustafa Abdel Jalil   – Possiamo resistere ma non ce la faremo ad abbatterlo senza aiuti militari”. Richiesta che al momento non ha trovato il consenso nè da parte dell’Onu e neppure degli Stati Uniti. La situazione in questa fase è delicatissima. Ieri Gheddafi aveva detto: “In caso di un intervento militare della Nato ci saranno migliaia di morti”.  Quindi  la diplomazia internazionale non  vuole arrendersi all’ipotesi  di poter raggiungere una soluzione pacifica. Intanto in Libia si continua a morire.

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