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Disastro nucleare in Giappone ma “Il Giornale” apre con il gossip Bocchino-Carfagna

ROMA – Il disastro nucleare di Fukushima non interessa molto ad Alessandro Sallusti e al suo quotidiano “Il Giornale”. Per l’Olindo nazionale ci sono notizie molto più importanti e decisive per le sorti dell’umanità. Oggi i suoi lettori potranno gustare un titolo ad otto colonne sulla moglie di Italo Bocchino che confessa di sapere da molto tempo della relazione fra il marito e la ministra Mara Carfagna. Nel catenaccio si scrive testualmente “Affari suoi”, ma poi ci si chiede se il deputato finiano potrà continuare a fare il moralista.

Un lettore normale, a questo punto, si dovrebbe chiedere che senso ha fare un titolo così su una supposta vicenda privata e in che modo l’ipotizzata “liaison” fra il finiano e la bella ministra sia paragonabile all’inchiesta della Procura milanese, che vede indagato il premier Berlusconi (cioè, il datore di lavoro di Alessandro Sallusti) per aver avuto rapporti a pagamento con una prostituta minorenne e aver indotto la questura di Milano a rilasciarla, nonostante un’accusa di furto.

Appunto, non c’entra proprio niente. I pm milanesi non accusano Berlusconi di aver frequentato prostitute in numero industriale (non è un reato, come tutti sanno) ma di averne frequentato una (Ruby) addirittura quando non aveva compiuto ancora 17 anni (il che è un reato). Il tentativo, che di per sé sembra davvero disperato, è quello di convincere la platea dei suoi lettori che i magistrati milanesi accusano il premier di qualcosa che è molto simile a ciò di cui si accusa Bocchino: aver avuto una relazione amorosa.

Con la direzione di Vittorio Feltri si pensava che “Il Giornale” – fondato, non dimentichiamolo, da Indro Montanelli a metà degli anni Settata, per farne il baluardo della piccola borghesia moderata in contrapposizione al “Corriere della sera” allora diretto da Piero Ottone – avesse toccato il fondo delle sue nequizie ma ci si sbagliava, perché Sallusti sta dimostrando di superare il suo predecessore. Praticamente, le notizie sono sparite, le conseguenze del terribile sisma nipponico sono messe in secondo piano, si porta incessantemente acqua al reattore della Procura milanese per cercare di spegnere un incendio che viene giudicato pericolosissimo per il destino politico dell’editore occulto del quotidiano. In Italia – se si esclude “Libero” e “Il Tempo” attuali e la stampa del ventennio fascista – non c’è precedente di quotidiani stampati in grado di produrre mistificazioni così grossolane e di tramutare la professione giornalistica in una guerra di disinformazione posticcia e confezionata in base a quanto comanda la committenza governativa.

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