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Nucleare: Il governo ora fa dietrofront. Romani: “Serve pausa di riflessione”

Gli indecisi a tutto cambiano idea. Stefania Prestigiacomo detta la linea: “Non facciamo cazzate. Ci sono in ballo le elezioni amministrative”. Peccato che 48 ore fa aveva detto, senza ridere: “Sul nucleare andiamo avanti”. Perché non si dimette?

ROMA – L’Esecutivo degli inetti, dopo aver tenuto duro per lo spazio di 48 ore (“non prendiamo decisioni dettate dall’emotività”) ora ci ripensa e mostra di voler stoppare la costruzione delle nuove centrali nucleari. “Quello che è successo in Giappone, un momento di riflessione lo deve dare” ha dichiarato ieri il ministro per lo sviluppo economico Paolo Romani. Il dietrofront del governo arriva dopo una campagna ossessiva della stampa di destra, che nei giorni scorsi aveva sbeffeggiato su tutti coloro che esprimevano perplessità sulle scelte di politica energetica del governo. “Balle nucleari” aveva titolato “Il Tempo” di Mario Sechi, cercando disperatamente di convincere i suoi lettori delle strumentalizzazioni della sinistra dopo il terribile incidente di Fukushima. Ora sarà curioso vedere a chi attribuirà le prossime “balle”.

Per non perdere del tutto la faccia, comunque, Romani ha confermato che il governo resta convinto della scelta nuclearista; ciò che emerge, ha precisato, è la necessità di discutere sugli standard di sicurezza delle nuove centrali, proprio in considerazione di quanto successo in Giappone. Appunto quello che chiedevano le menti illuminate sbeffeggiate dalle gazzette della destra.

Le accuse di Beppe Grillo

Intervenuto ad “Annozero” ieri sera, Beppe Grillo ha ribadito quello che da giorni scrive sul suo blog e in un’intervista di ieri a “Il Fatto quotidiano”. La scriteriata scelta del nucleare l’attuale governo l’avrebbe compiuta a seguito degli enormi acquisti di titoli di Stato italiani da parte del governo di Sarkozy. In altri termini, secondo Grillo, l’Italia, in cambio del debito acquistato dai transalpini, avrebbe chiuso l’accordo con l’industria energetica francese a condizioni per loro molto vantaggiose.

Un’accusa grave, per ora non suffragata da prove certe ma che spiegherebbe le ragioni per la scelta nuclearista, che la maggior parte dei Paesi (con in testa Germania, Svizzera, Polonia e Usa) stanno profondamente ripensando. “L’unico motivo per cui si vuole il nucleare è il debito pubblico di 500 miliardi di euro in mano alla Francia. L’EDF è il mandante, Berlusconi e la Confindustria gli esecutori interessati” sostiene il comico genovese.

Il dietrofront di Stefania Prestigiacomo

La signora Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, è praticamente l’unico ministro al mondo dotato di una tale delega ad aver prospettato un nuovo “rinascimento nucleare” al nostro Paese. Soltanto due giorni fa dichiarava al quotidiano di Belpietro “Libero”: “Siamo sereni e convinti di una scelta consapevole: costruiremo centrali modernissime, con sistemi di sicurezza enormemente superiori a quelli in vigore in Giappone.  L’Italia nel 1987 ha fatto una scelta sull’onda dell’emotività, una scelta che a mio avviso ci ha penalizzato”.

Probabilmente dopo una notte burrascosa, ieri ha cambiato del tutto opinione. In un clamoroso fuorionda captato dai giornalisti, la faconda ministra berlusconiana, rivolgendosi al collega Tremonti e a Paolo Bonaiuti, ha detto: “È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate”. Ed ha, poi, aggiunto: “Bisogna uscirne ma in maniera soft. Ora non dobbiamo fare niente. Si decide tutto tra un mese”. In un Paese normale un ministro di tale genere si sarebbe già dimesso.

Anche i governatori della destra non vogliono il nucleare

Che sia uno stop definitivo lo ha messo in rilievo la stessa contrarietà di non pochi presidenti di Regione della destra. Quello veneto, Zaia, ha dichiarato, con formula assoluta, che il suo territorio è autosufficiente dal punto di vista energetico e che quindi non ospiterà centrali. La medesima cosa ha sostenuto Roberto Formigoni nella trasmissione di Michele Santoro. Poi, il colpo di maglio lo Ha dato anche Umberto Bossi, secondo cui “devono decidere i territori”.

Intanto Antonio Di Pietro lavora alla manifestazione antinucleare che si terrà domani a piazza Navona, a Roma. Una maschera antigas che indica il pericolo contaminazione con su scritto: «Del nucleare non ti puoi fidare». E poi un Berlusconi in miniatura tra due donnine succinte che non riesce contenere il violento colpo di scopa sotto l’invito: «Spazziamolo via». Perché proprio di questo si tratta: pulire l’Italia da questa banda di inetti che ci governa.

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