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Yemen. Il presidente Saleh che non molla. Le proteste continuano

SANAA – Oggi il presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh ha detto di essere pronto a cedere il potere, ma solo se in mano sicure.

Finora aveva promesso di dimettersi entro la fine dell’anno e ancora prima aveva promesso di non ripresentarsi per un nuovo mandato presidenziale, nel 2013. Il nuovo annuncio, che suona come l’ennesima apertura del capo dello stato yemenita per salvare cavolo e capra, è stato l’epilogo di una giornata di forte mobilitazione. Una giornata iniziata stamani con centinaia di migliaia di persone che sono scese a manifestare in piazza nella capitale yemenita, Sanaa. Potreste che sono in corso nel Paese dalla fine dello scorso mese di gennaio e con cui i manifestanti chiedono che il presidente Saleh lasci il potere, che detiene nel Paese da oltre 32 anni, e che vengano fatte riforme costituzionali. Il governo yemenita, dopo aver ieri decretato lo stato di emergenza e l’opposizione invece, annunciato che il prossimo venerdì, se Saleh non si sarà dimesso, marceranno sul palazzo presidenziale, ha mobilitato l’esercito e le forze di sicurezza per fronteggiare la massiccia manifestazione. Gli yemeniti scesi per strada si sono divisi su  due piazze ed hanno manifestato pro e contro il loro presidente.  Come luogo della mobilitazione i manifestanti anti-regime hanno scelto l’Università di Sanaa.

 

Il campus universitario della capitale yemenita è divenuto l’epicentro della rivolta anti governativa, dove a migliaia sono accampati dal 21 febbraio scorso per chiedere le dimissioni del presidente yemenita. I fedeli a Saleh, in risposta al un suo appello, hanno invece, scelto di manifestare in una piazza poco distante dall’Università. Per fortuna oggi si sono registrati solo dei feriti e nessuna vittima. Finora le proteste, che durano da almeno cinque settimane, sono state segnate da violenze crescenti. L’ultimo sanguinoso episodio si è registrato lo scorso venerdì quando sono state uccisi a colpi d’armi da fuoco almeno 52 persone che uscivano dalla Moschea dopo la preghiera. Episodio questo, che ha innescato numerose defezioni nei ranghi dell’esercito. Numerosi soldati e ufficiali si sono schierati dalla parte degli oppositori. Tra questi il potentissimo generale Ali Mohsen al-Ahmar comandante della zona nord-ovest e fratellastro di Saleh che ha girato le spalle al presidente lo scorso lunedì dopo il massacro dei fedeli. Tutto questo ha comportato la divisione delle forze armate in due fazioni contrapposte. Saleh e al-Ahmar si sono incontrati lo scorso giovedì nell’abitazione del vicepresidente Abdrabbo Mansur per intavolare una trattativa. All’incontro hanno partecipato anche i presidenti della Camera dei deputati e del Majlis al-Shoura, il consiglio consultivo. Secondo indiscrezioni, prima confermate da alcuni quotidiani yemeniti che avevano rivelato che i due avevano raggiunto un’intesa per evitare un bagno di sangue nel Paese. E poi smentite da fonti politiche che hanno rivelato a loro volta che non si era riusciti ancora a disinnescare la crisi e a riavvicinare i punti di vista dei due partiti. Comunque sia, l’ondata di proteste guadagna forza di giorno in giorno soprattutto dopo l’ondata di defezioni anche di ministri, ambasciatori e leader tribali. Saleh è sempre più isolato e questa volta sembra davvero alle corde.

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