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Il “caso Tedesco” (Pd): il suo partito vota per l’arresto, il Pdl contro

ROMA – Sembra una vicenda raccontata dal grande scrittore argentino Jorge Luis Borges: immagini rovesciate che disegnano una realtà forse immaginaria. La Giunta per le autorizzazioni a procedere oggi ha votato contro la relazione di Alberto Balboni (Pdl), che negava l’autorizzazione all’arresto per il senatore democratico Alberto Tedesco, imputato di corruzione dalla Procura di Bari. Il partito di Tedesco, il Pd, insomma vuole l’arresto del suo senatore, mentre il partito avverso, il Pdl, la nega. Chiaro il gioco delle parti: il Pdl, difendendo un suo oppositore, vuole mostrare la coerenza delle sue azioni, impedendo alla magistratura ogni azione contro un parlamentare; ma anche il Pd ha voluto mostrare coerenza, votando a favore dell’arresto (insieme all’Idv), per giustificare la sua battaglia per la legalità e per ribadire il principio di uguaglianza costituzionalmente garantito.

IL GIOCO DEI DESTINI INCROCIATI. Proprio come in una fantasia borgesiana, oramai il gioco politico sembra riflettere realtà che si rovesciano e che prendono forma apparente in un’altra dimensione. La Lega ha fatto mancare i sue due senatori in Giunta (nelle persone di Sandro Mazzatorta e Giovanni Torri), così da permettere la bocciatura per 10 a 9. Il partito bossiano si è giustificato in questo modo: “Il testo di Balboni per noi poteva anche essere votato, ma da parte di alcuni senatori del Pd sono cominciate ad arrivare dichiarazioni strumentali per cui avrebbero votato di fatto per l’arresto di un loro senatore. Allora, la Lega ha svolto un ragionamento semplice: se loro, che conoscono la situazione meglio di noi, sbandierano il sì all’arresto, perché la responsabilità di negarlo sarebbe dovuta ricadere su di noi.

TEDESCO: “CAPISCO BERLUSCONI” MA POI SMENTISCE. Sempre percorrendo la via dello scrittore argentino, la vicenda regala anche dichiarazioni poi smentite. In un’intervista pubblicata oggi dal “Corriere della sera” Tedesco avrebbe dichiarato: “Io sono innocente, la mia è una vicenda kafkiana. Ora capisco il premier”. Il tempo di leggerla e lo stesso dichiarante si mentisce: “Un’intervista totalmente stravolta e mi dispiace che il primo giornale in Italia faccia questo. Non ho mai detto di capire Berlusconi, ma l’esatto contrario, cioè che Berlusconi scappa dai processi e io invece li sto invocando per dimostrare la mia innocenza”. In effetti, in un’intervista a “Repubblica” spiega proprio questo concetto: “Io sto cercando di farmi giudicare in un processo, non di evitare un processo”. Non si capisce dunque come mai il più autorevole quotidiano italiano abbia potuto mettere in bocca quelle parole ad un parlamentare che illustra chiaramente la sua idea di volersi difendere “nel” processo.

NON SONO TUTTI UGUALI. La vicenda è molto significativa per vari aspetti, ma bisogna soprattutto sottolinearne uno. I politici non sono tutti uguali, nel senso che non si comportano tutti allo stesso modo, come il regime berlusconiano ha cercato di dimostrare in questi anni. Nella realtà, ci sono deputati (Tedesco) e partiti (il Pd e l’Idv) che hanno il coraggio di votare a favore dell’integrale applicazione dell’articolo 3 della Costituzione. Come ha sottolineato lo stesso Tedesco, la via da seguire è molto semplice: se la Giunta appura dalle carte processuali che non c’è “fumus persecutionis” da parte dei magistrati (che vuol dire formulare accuse del tutto inventate per colpire politicamente un parlamentare), allora deve consentire il procedimento, cioè l’arresto, dato che la legge non assegna alcun potere decisorio alle Camere sulla sostanza della richiesta di custodia cautelare (subordinata a tassativi motivi: inquinamento delle prove, reiterazione del reato, fuga, pericolosità sociale). La via seguita fino ad ora dal centro-destra ha impedito l’arresto di numerosi parlamentari accusati di concussione e corruzione ed è quella di impedire sempre e comunque la restrizione della libertà personale per un parlamentare. Cioè, uno scudo di impunità.

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