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Eritrea. Appello del poeta Hamid Barole Adbu: L’Italia rescinda i trattati con il dittatore Afewerki”

ROMA – Hamid Barole Abdu  è un poeta e scrittore eritreo,  emigrato in Italia nel 1974. A Modena,  ha lavorato come operatore psichiatrico ed esperto interculturale. Ha realizzato diversi progetti di ricerca e studi sul fenomeno immigratorio. Il suo primo libro di poesie Akhria – io sradicato poeta per fame, edito nel 1996, ha ottenuto molti consensi dalla critica. I testi in esso contenuti sono stati utilizzati per la realizzazione di due spettacoli teatrali.

Nel 2001 ha pubblicato il libro “Sogni e incubi di un clandestino”, una raccolta di poesie, “Seppellite la mia pelle in Africa, raccolta di poesie e brevi racconti” tradotti in italiano ed in inglese (2006) che si è aggiudicato il primo posto del Premio Multiculturalità ed Intercultura promosso dal Comune di Roma.

Hamid Barole Abdu insieme al comitato per la solidarietà con i popoli del nord Africa in rivolta  ha lanciato un appello perché il nostro governo rescinda i trattati con il dittatore Afewerki. Dazebao sostiene l’ iniziativa e invita firmare.

In sintesi le motivazioni contenute nell’appello:  FIRMA L’APPELLO

“Non passa giorno che i mass media non trasmettano notizie del ritrovamento di decine o centinaia di cadaveri appartenenti a immigrati/profughi annegati mentre tentavano di arrivare a Lampedusa con barconi di fortuna in fuga dai paesi dittatoriali. Molti di essi provengono dall’Eritrea, il paese che è stato definito “il lager-prigione a cielo aperto” sotto la dominazione di quello che ha il dubbio onore di essere stato nominato il dittatore più feroce di tutta l’Africa, Iseyas Afewerki, al potere da ormai quasi vent’anni. Tra le varie ingiustizie e gli abusi che affliggono il paese e che sono stati denunciati dalle organizzazioni per i diritti umani spiccano il sawa, cioè la leva militare obbligatoria a tempo indeterminato, la persecuzione dei dissidenti e dei giornalisti, con la negazione totale della libertà di stampa, come pure la persecuzione delle minoranze religiose”.

“Con lo scoppio del conflitto in Libia, prima la rivolta e adesso i bombardamenti delle potenze occidentali, i giovani eritrei si sono trovati ad affrontare ulteriori difficoltà, cioè:
1. sfuggire ai bombardamenti;
2. nascondersi per non essere scambiati per i mercenari di Gheddafi a causa della pelle nera;
3. non essere catturati dai rivoltosi libici, a conoscenza del fatto che Iseyas ha mandato tra 200-300 truppe eritree a sostegno dell’amico Gheddafi”
“Se vogliamo trarre qualche insegnamento da tutta la vicenda della Libia siamo ancora in tempo a lanciare un appello al nostro governo perché rescinda i trattati con Iseyas Afewerki, interrompendo il primo anello della catena di sventure che si abbattono sui giovani eritrei”

“Considerato il legame storico che unisce l’Italia alla sua ex colonia eritrea, è fondamentale che chi ha a cuore i diritti umani comprenda l’importanza di agire tempestivamente a livello politico facendo pressioni sul nostro governo perché si muova per favorire mutamenti reali in Eritrea, volti a ripristinare i fondamentali diritti democratici quali libere elezioni, multipartitismo, suffragio universale, etc”.

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