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Pdl. La guerra per bande annuncia l’ultima cena del Cavaliere

ROMA – Sono mesi che parla soltanto di economia e non si sbrodola come una volta. Giulio Tremonti appare un po’ come un fantasma nelle paludi romane dove oramai si sente a disagio. Nel Pdl molti non fanno più mistero della sua auto-emarginazione e la leggono come una presa di distanza da Berlusconi. Secondo queste fonti Tremonti oramai avrebbe in testa con nettezza la fine di un ciclo e la necessità di un pensionamento veloce del proprietario del centro-destra. Non solo. dato che il pensiero di Tremonti coincide sempre con quello di Bossi, il medesimo convincimento si attribuisce anche ai “padani”.

TORNA IL BERLUSCA DEL “GHE PENSI MI”. Il capo sta pensando seriamente di rivoltare il partito come un calzino. Oramai è consapevole della necessità di stroncare o sopire le correnti, soprattutto quella vecchia divisione fra il 70% di “forzisti” e 30% di “aennini”, divisione che ha accentuato ancora di più la spaccatura interna. Ieri ha dichiarato senza mezzi termini: “Vinciamo le amministrative e mi metto a lavorare per rifare il partito”. Insomma, un altro “ghe pensi mi” che, come sempre, non produrrebbe nulla di nuovo e decisivo. Perfino il suo aedo, il peso massimo Giuliano Ferrara, oggi in un editoriale pubblicato da “Il Giornale” racconta di aver fatto un “sogno notturno” in cui è apparso il suo datore di lavoro, il quale avrebbe detto: “Cari amici, se continua così con la stessa rapidità con cui sono sceso in campo me ne ritorno in tribuna a godermi lo spettacolo”. Naturalmente quello che scrive Ferrara, come noto, non è attendibile (Marco Travaglio ha monitorato la prima settimana di puntate di “Qui Radio Londra” ed ha contato una media di cinque notizie false a puntata, prima di smettere esausto) e quindi il suo è solo un tentativo per far apparire un Berlusconi disinteressato alle beghe interne e “super partes”. Sappiamo tutti che non è così, dato che, come dice Di Pietro, “è più facile che domani il sole non sorga che Berlusconi si dimetta”.

NEL PDL IL CAOS REGNA SOVRANO. Un cosa è certa: nel ramo di azienda berlusconiano prevale oggi il caos totale e questo è il chiaro segnale che la maggior parte dei gerarchi si attendono la fine del berlusconismo e lavorano per una ricollocazione interna. Il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto esorta: “In un momento di cosi acuto scontro politico interno e con cosi seri problemi riguardanti i rapporti dell’Italia con i Paesi del Mediterraneo e con quelli del’Europa, tutto si può fare tranne che aprire all’interno del Pdl contenziosi determinati non da seri dissensi politici”. Altri, come Giancarlo Lehner, disegnano scenari ancora più cupi: “Dopo quello ordito da Fini ed i suoi boys, nonché da Bocchino e le sue girls, miseramente fallito il 14 dicembre scorso – dice –  si vocifera di un terzo 25 luglio, fissato a mercoledì prossimo, ad opera, questa volta, di imbecilli organizzati dentro il Popolo della libertà”. Per Lehner Berlusconi è il mastice che tiene insieme il ramo di azienda: “Ammesso e non concesso che l’ottundimento neuronico abbia invaso qualche angiporto interno al Pdl, va ribadito che, un minuto dopo aver sfiduciato Berlusconi, il partito imploderà e le ambiziosette braccia dei congiurati saranno, ipso facto, restituite all’agricoltura”.

IL BERLUSCA ACCERCHIATO. Il premer adesso deve salvare le terga e punta tutto su questo. Ma capisce che potrebbe non filare tutto liscio. Scajola e i suoi presunti 60 deputati sembrano tenerlo sotto tiro, tanto che, ad una cena di tre giorni fra (cui hanno partecipato Alfano, Frattini, Gelmini, Prestigiacomo, Carfagna, Romani, Fazio) pare si sia messo a punto un piano strategico di difesa del proprietario del Pdl. Sulla cena ha ironizzato Tremonti, mentre Ignazio La Russa ha ruggito. Ma, oramai, qualsiasi cosa succede all’interno del ramo di azienda di Arcore è vissuta così: come l’inizio del regolamento di conti finale.

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