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Prescrizione breve. Alla Camera tre giorni di fuoco per l’impunità a Silvio Berlusconi

Precettati ministri, sottosegretari e onorevoli fino a mercoledì. Ma i malumori all’interno della destra serpeggiano. Gianni Letta: “Settimana di fuoco”. Gli effetti devastanti del provvedimento sui processo in corso

ROMA – Per Berlusconi è la prova del nove della tenuta della sua maggioranza. Da oggi fino a mercoledì, quando ci sarà il voto finale sulla cosiddetta “prescrizione breve” che salva il premier dai processi in corso, ci saranno circa 190 votazioni sugli emendamenti e ad ognuna di esse è necessario che la maggioranza voti compatta. Non è un caso che il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, abbia precettato ogni anima del ramo d’azienda berlusconiano, cioè il Pdl. Tutti i ministri dovranno partecipare senza alcuna defezione. In pratica, vuol dire che l’Esecutivo, per tre giorni, non lavorerà per assicurare lo scudo penale al suo premier.

GIANNI LETTA PREOCCUPATO. Perfino il Richelieu di Palazzo Chigi, Gianni Letta, mostra la sua preoccupazione. “Sarà una settimana incandescente” ha detto intervenendo ad una cerimonia per i mille anni dell’Abbazia di Cava dei Tirreni e, ha aggiunto significativamente, “quella di oggi sarà una settimana difficile”. Ma perché è così preoccupato? In fondo, Berlusconi, nelle tante telefonate con le quali partecipa attivamente alle Convention dei gruppuscoli che reggono con la colla la sua maggioranza, si è sempre mostrato fiducioso sulla “maggioranza più piccola ma molto più coesa” e sui 330 deputati che oramai la destra avrebbe recuperato. Evidentemente, sono le solite balle del magnate di Arcore, perché pare che la preoccupazione di Richelieu stia proprio nel fatto che le varie anime, di cui oramai si compone una maggioranza per niente “coesa”, avrebbero intenzione di fruttare il voto sulla prescrizione breve proprio per tenere sotto scacco il premier. Berlusconi ne è consapevole, tanto che, in privato, non nasconde la necessità di creare una serie indefinita di poltrone per soddisfare gli appetiti delle orde acquisite nella campagna acquisti partita alla Camera con il voto di fiducia dello scorso 14 dicembre. Ma l’operazione, come ha precisato Giorgio Napolitano qualche settimana fa, è subordinata ad una riforma della legge Bassanini, che aveva ridotto e accorpato i ministeri.

LE RICADUTE SUI PROCESSI IN CORSO. Uno studente di Giurisprudenza potrebbe facilmente spiegare come sia impossibile che un provvedimento che accorcia i termini di prescrizione del processo quando l’imputato è incensurato non produca rilevanti conseguenze sui dibattimenti. Eppure, come in altre occasioni è capitato, il sereno ministro della Giustizia Angelino Alfano minimizza: “L’emendamento proposto dall’onorevole Paniz ha fatto sì che i contenuti non siano più così vincolanti da incorrere nelle possibili negatività di cui si è parlato prima dell’emendamento stesso”. Traduzione: non ci saranno effetti negativi sui processi in corso e riguarderanno, ma “in modo tenue”, soltanto gli incensurati. Secondo Donatella Ferrante, capogruppo dei democratici in Commissione giustizia, “il concetto di tenuità è di per sé molto vago, se poi lo si commisura al diritto delle vittime ad avere giustizia può diventare smisurato. In ogni caso il ministro Alfano oggi ha ammesso pubblicamente l’incidenza delle norme sulla prescrizione breve: a questo punto il Parlamento deve sapere”. Basterebbe citare il processo per la strage di Viareggio (29 giugno 2009, 32 morti, il processo inizierà a giugno), a proposito del quale il governatore toscano dice che “se i giudici non finiranno entro due anni, con la nuova legge i colpevoli non saranno puniti”. Gli indagati sono 38, fra i quali l’amministratore delegato di “Ferrovie dello Stato” Franco Moretti e tutti incensurati.

SALVARE IL CAIMANO, COSTI QUEL CHE COSTI. Ma, oramai, i margini di riflessione si sono azzerati. Al Pdl importa niente che il provvedimento comporterà effetti devastanti sul diritto alla giustizia per le vittime di reati anche gravissimi. Loro parlano di “processo europeo”, stravolgendo il significato della ingiunzione europea ad abbreviare il corso dei procedimenti, scambiando il bisogno di una giustizia rapida ed equa con un salvacondotto definitivo per Silvio Berlusconi.

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