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Processo breve. Berlusconi pronto allo scontro finale con i Pubblici Ministeri

Processo breve, processo “lungo”, divieto di intercettazioni sono gli strumenti per distruggere definitivamente l’indagine penale in Italia. Soltanto Napolitano può provare a bloccare la deriva piduista e fascista del berlusconismo

ROMA – Oggi a Milano sono apparsi due manifesti: “Via le Br dalla Procura di Milano”. Non sono opera di facinorosi eversivi ma di berlusconiani che hanno riportato fedelmente il pensiero del presidente del consiglio. Il capo della Procura milanese Edmondo Bruti Liberati ha commentato: “I brigatisti ci sono stati veramente in Procura ma per uccidere i magistrati”. Intanto il Pdl chiede ufficialmente al ministro della giustizia un’azione ispettiva sui pubblici ministeri di Milano e una Commissione parlamentare di inchiesta.

SCONTRO FINALE. Non è una sorpresa per nessuno che la situazione sia arrivata a questo punto di non ritorno. Oramai nessun gerarca berlusconiano nasconde più quali siano le intenzioni del “loro” governo: uno scontro totale e all’ultimo sangue con i pm milanesi con l’obiettivo finale di farli fuori, se non fisicamente certo, ma con le armi parlamentari, privando loro e tutti gli altri depositari del potere di indagine dei mezzi per continuare a fare il loro lavoro. Un ritorno ad uno stato semibarbarico, dove la giustizia è in mano a funzionari governativi e l’esecuzione ai Bravi del partito, stipendiati indirettamente dal Capo supremo.

PASSAGGI SOSTANZIALI. Il primo “step” è consistito nello sminare il terreno dall’esplosivo legato ai vecchi processi (Mediatrade), con l’approntamento della prescrizione breve, uno strumento che impedisce e impedirà in futuro di colpire soprattutto truffatori e riciclatori di Stato. Il secondo è in discussione al Senato e riguarda l’allungamento dei processi (cioè l’esatto contrario del provvedimento sulla “prescrizione breve”). Il Pdl intende approvare la modifica di alcune norme del codice di procedura penale che obbligheranno il giudice ad accettare la lista di testimoni che la difesa intende interrogare (ora la decisione è nel potere discrezionale della Corte); in questo modo i tempi di ciascun processo di allungheranno a dismisura. Inoltre, si modificherà la norma attuale che prevede che il risultato di una decisione giurisprudenziale passata in giudicato (quindi una “verità giudiziaria”) non debba essere provata in altro processo collegato. Se questa “riforma” passerà, un fatto già acclarato da una Corte sarà necessario provarlo di nuovo in un successivo dibattimento, per salvaguardare, dicono, il diritto alla difesa in un procedimento diverso. Il terzo e penultimo “step” consisterà nell’impossibilità di utilizzare le intercettazioni come fonte di prova e nel renderle pubbliche una volta che siano state depositate nel fascicolo a disposizione delle parti.

IMPUNITÀ PER TUTTI. I gerarchi berlusconiani sanno benissimo che la “controriforma” della giustizia di Angelino Alfano avrà più di un problema ad essere approvata, dato il probabile ricorso ad un referendum popolare per la sua definitiva entrata in vigore ma si stanno anche convincendo che, forse, non ce n’è bisogno. I provvedimenti descritti bastano ed avanzano per rifondare il sistema giudiziario e per impedire il moderno concetto di “indagine” penale così come è stato conosciuto fino ad ora.

NON LO FERMA PIÙ NESSUNO. Ora l’impressione è che il Caimano voglia dare un’accelerata ai provvedimenti anti-indagini. Lui vede in questi uno strumento essenziale per la perpetuazione della sua specie affaristica. I magistrati, fino ad ora, sono stati l’unico serio ostacolo ad un ceto politico la cui azione è da sempre finalizzata alla conduzione non dello “jus publicum” ma esclusivamente dello “jus privatum” sul piano della forza. Depotenziati gli strumenti di indagine, rafforzata la cosiddetta “privacy” e gli scudi “garantistici” per i potenti, il ceto affaristico-politico non avrà di fronte più alcun ostacolo dirimente, essendo in grado di moltiplicare il proprio potere economico, grazie anche allo sterminio dell’informazione televisiva.

NAPOLITANO GARANTE. Giorgio Napolitano dovrebbe essere consapevole di questo disegno complessivo del berlusconismo. Lui è l’unica persona in grado di fermare la deriva piduista e fascista del berlusconismo, eventualmente ricorrendo all’arma estrema del rifiuto di promulgazione, anche per non incorrere nel reato di “attentato alla Costituzione”. Berlusconi deve aver percepito questo pericolo, se è vero che, ai suoi gerarchi, ha impartito l’ordine di ripresentare la legge sulla prescrizione così com’è, dopo un eventuale rifiuto del Colle di firmarla. Vuole lo scontro, anche con il Presidente della Repubblica. Un periodo di macerie istituzionali attende questo disastrato Paese.

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