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Attacco di Berlusconi agli insegnanti. Forse è il momento di reagire

ROMA – Tanto per non smentire il suo profondo, inossidabile autoritarismo, oramai nemmeno più latente ma palese, il magnate di Arcore è oggi tornato a tuonare contro la scuola pubblica e i suoi insegnanti. Lo aveva già fatto fin dagli inizi della sua “discesa in campo”, nel 1994 e a febbraio di quest’anno. Evidentemente, oltre alle norme destinate a salvarlo da condanne sicure, ora il pallino del premier si sta indirizzando verso leggi che potrebbero impedire la libertà di insegnamento prevista dall’articolo 33 della Costituzione. In un messaggio inviato all’Associazione nazionale delle mamme, ha detto che “i genitori oggi possono scegliere liberamente quale educazione dare ai loro figli e sottrarli a quegli insegnamenti di sinistra che nella scuola pubblica inculcano ideologie e valori diversi dal quelli della famiglia”.

Quali siano le “ideologie” inculcate dagli insegnanti nella scuola pubblica cui si riferisce il premier non è dato sapere. La scuola è sicuramente uno dei tantissimi settori che egli non conosce, se non per averlo frequentato molto tempo fa con evidente scarso profitto. Egli quindi non sa che i docenti, come tutte le categorie professionali, si dividono a seconda delle idee politiche, della cultura personale, del temperamento, della intelligenza e della bravura. Ci sono docenti di destra e docenti di centro, docenti di sinistra e docenti radicali, cattolici, atei, scettici, pagani. Soltanto una profonda ignoranza personale può far ritenere che la scuola pubblica sia un avamposto mononucleare, diretto nascostamente da Lavrentij Pavlovič Berija. Gli stessi studenti si dividono più o meno allo stesso modo. In dicembre, le proteste contro le norme della controriforma Gelmini sono state portate avanti da una certa percentuale di giovani; altri, che non condividevano la protesta, non hanno partecipato, recandosi normalmente e liberamente nelle aule scolastiche.

Ma è evidente che l’attacco di Berlusconi alla scuola pubblica evidenzia una sofferenza profonda, che è innanzitutto culturale e politica. Nell’ideologia regressiva del berlusconismo, la libera discussione e la libera ricerca sono disvalori da ostacolare e, se possibile, reprimere, perché, come sosteneva Pio IX a proposito dell’istruzione obbligatoria, allontanano le persone semplici dalla fede televisiva e dalla compulsione sociale, che spinge gli individui a cercare esclusivamente la ricchezza materiale. Nel Paese sognato dal magnate di Arcore non c’è posto per la promozione dello spirito ed anzi ogni stato di avanzamento della dialettica e del dibattito è visto con sospetto, tacciato di filo-comunismo.

E dunque non sono stati sufficienti i tagli draconiani dell’estate del 2008, che hanno ridotto la dotazione finanziaria dell’istruzione pubblica di oltre 8 miliardi di euro, non sono bastati 140 mila licenziamenti e le decurtazioni dello stipendio netto di insegnanti e personale tecnico. Ora il berlusconismo, nello stile dogmatico e autocratico che gli è proprio, vuole limitare o condizionare anche la libertà di opinioni e di idee, forse introducendo norme apposite che impediranno assemblee, autonomia, libera espressione del pensiero. Forse è arrivato il momento di reagire, nelle forme e nei modi più opportuni al’autoritarismo berlusconiano.

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