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Berlusconi oramai un pericolo eversivo. Napolitano lo dovrebbe fermare

La violenza montante di Berlusconi contro la Procura di Milano deve essere fermata, perché rappresenta un “golpe strisciante” contro un potere dello Stato. L’unica persona in grado di farlo è Giorgio Napolitano, Capo delle Forze armate

ROMA – Quello che sta accadendo in questi giorni in Italia ha un precedente storico: la marcia su Roma partita il 28 ottobre 1922 (Mussolini arrivò nella Capitale in treno da Perugia). Nella mente del futuro dittatore c’era la convinzione che, con una evidente prova di forza di qualche migliaio di manipoli giunti nella Capitale, il re Vittorio Emanuele si sarebbe convinto ad affidargli la guida del Governo. Tecnicamente fu un “golpe”, un colpo di Stato, che avviene ogni qualvolta si ha un ricambio alla guida del governo senza alcun ricorso alle elezioni (cosa che effettivamente avvenne poi nel 1924, fra le violenze dei fascisti nelle cabine elettorali).

Silvio Berlusconi sta esercitando la medesima violenza sulle istituzioni italiane, esattamente dopo 89 anni dalla marcia su Roma. Ha conquistato il diritto di governare grazie ad elezioni truccate dal suo enorme potere mediatico, che non consente una reale e libera maturazione politica da parte dell’opinione pubblica, controllando sia il polo privato e sia la Rai, a lui completamente sottomessa per quanto concerne l’informazione quotidiana. Messo sotto accusa dai giudici della Procura di Milano per reati infamanti (induzione alla prostituzione minorile e concussione), lungi dal dimettersi come qualsiasi altra persona avrebbe fatto, il premier ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro i pm milanesi, costringendo tutte le istituzioni e il Parlamento a mettersi al suo servizio e approntando rimedi legislativi tali da evitare qualsiasi processo.

L’opera è oramai talmente a buon punto che è molto probabile che egli non dovrà più presentarsi ad alcun dibattimento e l’indagine dei giudici sarà insabbiata. Non soddisfatto di ciò, il magnate di Arcore sembra convinto della necessità di distruggere personalmente i magistrati della Procura milanese. Ha ispirato l’affissione di manifesti in cui si afferma la necessità di cacciare le Brigate rosse dalla Procura di Milano, anche se, ridicolmente, il ministro della giustizia Alfano si è dissociato. Ieri ha evocato la costituzione di una commissione di inchiesta per appurare se i pm milanesi non abbiano costituito una associazione a delinquere.

È evidente anche ad un adolescente che un personaggio del genere non è in grado di governare, di presiedere un Consiglio dei ministri e di rappresentare l’Italia all’estero. In termini tecnici è in atto, da parte di Berlusconi un “colpo di Stato” strisciante, che consiste nell’assoggettare i poteri della Repubblica alla sua persona, per i suoi personali comodi. Per far questo deve “far fuori”, in termini letterali, alcuni magistrati che lo indagano e manomettere le leggi (Costituzione e leggi ordinarie) che suggellano l’operato della Procura milanese.

È dunque ora che Giorgio Napolitano intervenga con tutta la sua autorevolezza. Egli è il Capo delle Forze armate, ha dunque dalla sua parte non soltanto l’autorevolezza della sua carica ma anche la forza legittima per scongiurare qualsiasi atto eversivo da parte di Berlusconi. Lo deve convocare al Quirinale, spiegargli che gli attacchi al terzo potere dello Stato devono cessare immediatamente e che non firmerà alcun disegno di legge che comporti un effetto immediato (positivo) sui suoi processi e che comporti la morte di decine di migliaia di altri procedimenti contro truffatori, assassini e corrotti. Napolitano, secondo il nostro parere, è obbligato a compiere una tale prova di forza se non vuole essere accusato di “attentato alla Costituzione”, reato presidenziale previsto dall’articolo 90, secondo comma della Costituzione, che compirebbe qualora non impedisse a Silvio Berlusconi di portare a termine la sua opera di demolizione delle istituzioni e in particolar modo della Magistratura.

Oramai è evidente a tutti che la cricca di Arcore e il suo “duce” mirano ad una conquista violenta delle istituzioni repubblicane e alla totale sottomissione del terzo potere dello Stato, come previsto dal “Piano di rinascita nazionale”, il manifesto della P2 del 1980. soltanto il prestigio e l’autorevolezza di Giorgio Napolitano possono scongiurare questo pericolo.

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