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Milano. Berlusconi appoggia Lassini. Per lui le Br sono in Procura

MILANO – Mentre il governo è strenuamente impegnato per sabotare i referendum, cioè uno strumento di quella “volontà popolare” che i berlusconiani reclamano soltanto quando fa comodo a loro, nella capitale meneghina il Pdl è dilaniato dal caso Lassini, l’autore dei manifesti-vergogna che incitavano a cacciare le “Br dalle Procure”. Dopo il monito del Presidente Napolitano, le dimissioni del deplorevole artefice di una campagna vergognosa, il ramo di azienda del premier si spacca a metà, come una mela fra coloro che sostengono Lassini e coloro che invece deprecano il suo atto.

“BERLUSCONI MI HA DATO LA SUA SOLIDARIETÀ. Intanto è da registrare – se mai ce ne fosse stato bisogno – che il Presidente del Consiglio considera giusta la sostanza dei manifesti, cioè ritiene che nella Procura milanese vi siano effettivamente membri delle Brigate rosse. Con lui si è schierata l’ala “militarista” del Pdl, con in testa Daniela Santanchè e “Il Giornale”, che appoggiano la sua candidatura ed affermano: “Decidano gli elettori”. Lo stesso candidato dimissionario, nonostante la lettera di scuse al presidente Napolitano rimarca come il premier in persona gli abbia fornito la sua solidarietà per una “battaglia” che in qualsiasi altro Paese civile avrebbe impedito ad un premier di rimanere per un minuto di più sulla sua poltrona.

MORATTI: “PER ME IL CASO È CHIUSO”. Sul fronte opposto, la candidata a sindaco del Pdl, Letizia Moratti, la quale dichiara: “Il segretario regionale del Pdl Mantovani ha in mano una lettera di dimissioni irrevocabili da parte di Roberto Lassini, secondo quelle che sono le modalità comunicate dal Viminale. Per me il caso Lassini è chiuso”. Il sindaco milanese ha chiarito che “il Viminale ha dato indicazioni precise: quando le liste sono presentate non è possibile ritirare il nome di un candidato, ma il Viminale indica che le dimissioni preventive irrevocabili equivalgono a una non candidatura”, precisando, inoltre, che la richiesta di dimissioni di Lassini è provenuta da tutto il Pdl, e non soltanto da una parte. Alla Moratti replica la “pasionaria” Santanchè: “Il caso è chiuso, nel senso che saranno i cittadini milanesi a decidere. Siamo in democrazia, non possiamo censurare la libertà di voto. C’è il sistema delle preferenze e sarà il popolo sovrano a decidere su Lassini”. Popolo sovrano che ovviamente non può decidere sul nucleare, sulla privatizzazione dell’acqua e sul legittimo impedimento.

LA LINEA DURA. In realtà, dietro tutto il caso si intravedono gli ordini di scuderia del padrone della destra. Vuole l’ultima guerra con i magistrati milanesi e con il Presidente della Repubblica. Infatti, secondo diverse fonti, in queste ultime settimane l’emarginazione di Gianni Letta è totale; Berlusconi non lo ascolterebbe nemmeno più. Lo scontro esige una prova di forza e il premier l’avrebbe se tantissimi milanesi votassero per Lassini, mostrando che sono d’accordo con lui. Insomma, una sorta di plebiscito. Le dichiarazioni della Santanchè e le posizioni assunte dall’house organ di famiglia non sono altro che l’eco dei pensieri del Cavaliere.

BOCCHINO: “BERLUSCONI MANDANTE MORALE”. Per il vicepresidente di Fli, “è facile provare che il mandante dei manifesti è Silvio Berlusconi in persona. È certamente il mandante morale, come ha ammesso lo stesso Lassini, mentre la sua struttura propagandistica potrebbe essere il mandante materiale, visto che la grafica e i caratteri del manifesto sono identici a tutte le campagne berlusconiane e al simbolo del Pdl”, mentre Angelo Bonelli, dei Verdi, rileva che “tra la Moratti e Lassini evidentemente Berlusconi ha scelto Lassini. Non c’è altra spiegazione alla telefonata di solidarietà fatta dal premier all’autori dei manifesti che paragonavano i magistrati alle Br, a cui è stata data grande evidenza”.

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