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Libia. Bossi non retrocede ma Pd-Fli-Udc potrebbero salvare Berlusconi

ROMA – “Ti faccio cadere, non ti faccio cadere”, Bossi sfoglia la margherita in attesa di chiarire a se stesso se aprire la crisi di governo o meno. L’Esecutivo è nel marasma generale ma, fra le nebbie caotiche del berlusconismo, si scorgono scenari impensabili, forse ciambelle di salvataggio sulla missione in Libia che finirebbero per coprire l’incapacità mostrata dal premier nel gestire tutta la partita della guerra libica.

BOSSI: “NO PASSI INDIETRO”. Il leader leghista Umberto Bossi sembra abbastanza deciso a non chinare il capo di fronte a quella che considera un vero e proprio scavalcamento di un alleato indispensabile quale sa di essere. Ieri sera ha detto chiaramente che se Berlusconi dovesse proseguire nella sua linea interventista in Libia “allora potrebbe capitare di tutto, noi non facciamo un passo indietro”. Ma, a criticare l’atteggiamento tenuto dal premier sulla vicenda libica è un po’ tutta la Lega. Il sindaco di Verona Flavio Tosi nota un primo ministro “debole e inerte”, sottolineando inoltre come “nessuno vuole bombardare, nessuno vuole la guerra in Libia, che fa solo gli interessi della Francia e ci scarica il peso degli immigrati”.

GLI UMORI DELLA LEGA. Secondo alcuni Bossi, con il fiuto speciale che si ritrova, in realtà avrebbe captato prima di ogni altro esponente padano come l’aria sia cambiata fra i militanti e gli elettori. “La nostra gente non ci capisce, forse non sopporta più Berlusconi” avrebbe confidato alla stretta cerchia dei suoi alleati. Sicuramente ha ascoltato anche gli improperi suonati a “Radio Padania” da ascoltatori stanchi di dover reggere le sorti giudiziarie del magnate di Arcore per poi vedersi bellamente non considerati nel momento delle scelte strategiche. Un altro dei maggiorenti del partito, il ministro Roberto Calderoli, dice: “A oggi, non vedo vie d’uscita. Si rischia di chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati” ed aggiunge: “Mi limito a dire che abbiamo fatto bingo: l’immigrazione crescerà ancora, anche perchè stiamo parlando di una guerra civile in cui ogni tribù cercherà di prevalere sulle altre e una parte della popolazione cercherà sicuramente rifugio da noi. Per non parlare dell’incremento delle spese e, di conseguenza, delle tasse. Cosa si può fare di più, o di peggio?”.

IL PD NON GIOISCE. Ma l’anomalia italiana sta tutta nelle insicurezze del principale partito di opposizione: il Pd. Dovrebbe sfruttare al volo quella che sicuramente è la più grave crisi della maggioranza, su un argomento peraltro sensibile quale la politica estera. Ed invece, è tutto un coro di scetticismi e di convinzione che, alla fine, Bossi tornerà all’ovile sotto l’ala protettrice del magnate di Arcore. D’Alema infatti, dichiara: “La Lega abbaia ma è un partito addomesticato, basta che Berlusconi schiocchi la frusta e la Lega vota”. Pierluigi Bersani, un po’ sibillinamente, precisa che “tutta l’opposizione deve dimostrare di avere un profilo di assunzione di responsabilità rispetto ai limiti indicati dalle Nazioni Unite sull’intervento in Libia”. Il 3 maggio il Parlamento voterà le mozioni sull’intervento in Libia. L’Idv, in queste ore, è impegnato a scongiurare che vi possa essere una convergenza delle opposizioni con la maggioranza. Stefano Pedica, capogruppo dei dipietristi in commissione estero, sostiene che “sarebbe assurdo e gravissimo che il Pd diventasse la ciambella di salvataggio di questo governo con l’acqua alla gola che, non riuscendo ad avere una propria posizione in politica estera, se la fa dettare da altri Paesi”. Ma il principale esponente finiano, Italo Bocchino, fa chiaramente capire come potrebbero mettersi le cose: “Oggi il governo non è in grado di far nulla e in politica estera vi sarà una maggioranza alternativa. Il 3 maggio prossimo in Parlamento noi dell’opposizione, tranne l’Idv, salveremo il governo da una brutta figura internazionale”. Il che significa che Fli, Pd e Udc voterebbero la mozione favorevole all’intervento armato in Libia. Se così fosse, Berlusconi raggiungerebbe il mirabile risultato di apparire coerente a livello internazionale e, allo stesso tempo, aver spaccato l’opposizione come una mela, con la sola Idv a votare contro.

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