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William e Kate. Tre metri sopra lo strascico

LONDRA – Una delle fiabe più antiche e popolari del mondo è quella di Cenerentola. Alcuni dicono originaria della Cina, altri dell’ Egitto. Noi conosciamo la versione di Charles Perrault, scrittore francese vissuto tra il 1628 e il 1703. Racconta di una ragazza relegata a un ruolo di subordine che cambia la sua vita quando, per incanto, un principe azzurro si innamora di lei.

Non è l’unica fiaba che lo narra, ma certo è una delle più calzanti. Il nome “Cenerentola” spesso indica  una persona che si è inaspettatamente  riscattata da una vita misera, per esempio arricchitasi   in modo improvviso e fortuito, come il vincitore di una lotteria. Tanto che nei paesi di lingua inglese si usa, nel caso si parli di maschi, l’espressione “cinderella man”.
Anni fa la psicologa Colette Dowling pubblicò il saggio “Il complesso di Cenerentola. La segreta paura delle donne di essere indipendenti”   che andò letteralmente a ruba. Parlava della condizione femminile di subordinazione per mancanza di autostima e il bisogno di affidarsi a un deus ex machina che risolvesse ogni problema. Del desiderio di un santo in paradiso, un cavaliere munito di spada, un re a cavallo che  salvasse  la sua dama portandola al castello. Va sottolineato inoltre che, malgrado l’evoluzione culturale abbia fatto progressi, sono ancora molti gli uomini che preferiscono la donna che sta al posto suo, per nulla indipendente, sulla quale regnare “indisturbati”,  primi e adeguati come un principe.

Immagini infantili, certo. Ma tutti noi siamo soltanto bambini cresciuti. Ed é insito in ognuno  il bisogno di riscattarsi e  migliorare la propria condizione, il bisogno primordiale di un’autorità protettiva che realizzi questo sogno.
Qualche volta la realtà assume sfumature da favola:  Catherine Elizabeth Middleton è nata il 9 gennaio 1982 nell’Ospedale Reale del Berkshire, Reading, in Gran Bretagna. E’  figlia di due ex dipendenti della British Airways  che nel 1987  fondarono una società, la Party Pieces, che vende per corrispondenza accessori per feste e che  li ha resi milionari. Non una ragazza alle prese con pentole e cenere , ma sicuramente solo figlia di fortunati parvenu.

Dopo oltre cinque anni di conferme e smentite sul legame di Kate con William,  il 16 novembre 2010 Clarence House ha annunciato il fidanzamento ufficiale del principe con Kate Middleton. La promessa sposa  ha ricevuto come anello di fidanzamento il gioiello che già fu donato da Carlo a Lady Diana per la stessa occasione: un anello in oro bianco con uno zaffiro ovale circondato da 14 diamanti. La data delle nozze, il 29 aprile 2011, giorno di santa Caterina da Siena, da cui Kate prende il nome,  festa nazionale. Sontuosa cerimonia nella cornice di Westminster.

Color avorio con strascico di tre metri,  gonna sbuffata di satin e pizzo,  bottoni di perle: è l’abito scelto da Kate Middleton e a disegnarlo sarebbe stata proprio lei che si è ispirata al Rinascimento studiato e conosciuto durante un anno a Firenze. L’idea dell’abito è stata poi rielaborata dalla stilista Sophie Cranston. Il risultato è quello di una mise stile Cenerentola in omaggio alla principessa Diana: anche lei, bella, buona e sfortunata, tanto da morire prematuramente. Tanto da non riuscire a ottenere l’amore del principe Carlo che  le ha preferito la più brutta e vecchia Camilla Parker Bowles.  Già perché un conto sono le favole, un conto è la realtà dove i santi in paradiso non sono mai esistiti e mai esisteranno.  Solo noi abbiamo facoltà di creare e guidare la nostra vita:  potere enorme dal quale ci alieniamo.
Ma il 29 aprile per un po’ il mondo ha voluto evadere, dimenticarsene, immedesimarsi nello spettacolo planetario del matrimonio del secolo. Un principe e una principessa sono individui a volte meno nobili di noi però,  come si faceva da bambini, sono stati elevati al cielo. Il loro matrimonio ha fermato il mondo. Tutti, a miliardi, attraverso televisione e web, si sono sentiti invitati a corte e   hanno viaggiato con la mente, volenti o nolenti, leggeri,  leggerissimi, tanto leggeri da sentirsi librare tre metri sopra lo strascico…

 

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