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Elogio di Beppe Grillo

In Italia nessuno meglio di un comico può svolgere un ruolo realmente rivoluzionario. Nella storia del nostro Paese – come racconta da sempre Dario Fo – sono stati proprio i giullari e i grandi commedianti ad indicare una strada al popolo, smascherando con il sorriso il volto orribile del potere, la sua degradazione, il disegno del precipizio.

Ed è così che un uomo di 63 anni, grande innovatore del cabaret televisivo, già cacciato dalla Rai per aver offeso i socialisti durante la prima Repubblica (“Craxi è andato in Cina in viaggio ufficiale, cioè in un Paese dove sono tutti socialisti. E a chi rubano lì?”), poi divenuto commediante in proprio, con le piazze e i teatri-tenda sempre pieni di spettatori entusiasti, ha finito per svolgere un ruolo innovativo anche in politica. Si dirà: anche questo è un sintomo della profonda crisi in cui versa il Paese. Sarà pur vero, ma il fatto è che, comunque si voglia interpretare quello che dice Beppe Grillo, lui ha ragione da vendere ed ora come ora appare come un gigante della politica rispetto ai nani che detengono il potere.

Nessuno come il comico genovese (ma si può chiamarlo ancora e soltanto così?) ha individuato la strada che l’Italia dovrebbe imboccare. Da sempre attento al futuro energetico, da almeno venti anni combatte contro l’economia dello spreco e delle scorie, prendendosela con i petrolieri che, fino ad oggi, sono stati il vero tappo che ha impedito qualsiasi progresso nell’uso delle fonti alternative e pulite. Ha denunciato il potere delle banche e dei mercati finanziari, l’oppressione sulle coscienze della destra e di una certa sinistra, il malaffare della politica, il Parlamento con più inquisiti e condannati esistente al mondo, le trame della grande criminalità organizzata. Facendosi forza soltanto con un blog (uno strumento che non inquina e non spreca risorse, o perlomeno ne spreca infinitamente meno della carta stampata), ha creato un grandissimo movimento di opinione, puntando fin dall’inizio sulla vera risorsa su cui possiamo contare: i giovani. In poco tempo, il suo movimento politico “Cinque stelle” (se così si può chiamare, perché non risponde alle vetuste categorie dei partiti tradizionali) ha conquistato percentuali non indifferenti di elettorato ed i sondaggi lo danno oramai al 3% sul territorio nazionale (Gianfranco Fini, con tutta la pompa mediatica e il suo scranno di Presidente della Camera non è riuscito a conquistare molti più elettori).

Ma è anche lo stile di Beppe Grillo ad essere innovativo. Non partecipa agli insulsi talk-show televisivi, dove il “cuore” della pantomima universale risiede oramai nella accertata impossibilità di capire dove sia la verità, con l’esponente dell’opposizione che fa un’affermazione mentre il rappresentante di governo scuote la testa e dice “Non è vero!”. Giovedì sera, a “Anno zero”, un nuclearista ha addirittura manomesso i dati di un rapporto ufficiale sul disastro di Chernobyl dimenticandosi semplicemente di ricordare i “morti presunti”, quelli cioè che a distanza di tempo sono deceduti per effetto delle radiazioni che pure il rapporto indicava con chiarezza. Al posto di quegli oramai miserabili confronti, Beppe preferisce la denuncia, il lazzo, le iperboli, le uniche oramai in grado di rappresentare un Paese di “morti”, come li chiama lui, cioè di incarnazioni mummificate della rappresentanza politica, non più in grado (se mai lo sono state) di progettare il futuro.

La conseguenza di questo metodo non poteva essere che affidare ai ventenni l’incarico di conquistare i consigli comunali, provinciali, regionali e, ce lo auguriamo, i seggi parlamentari in un futuro assai prossimo, puntando su uno strumento che i “morti” si ostinano a non utilizzare: Internet. È lì, infatti, che si gioca il nostro futuro, un luogo che assumerà il volto di una lapide per i lemuri del passato.

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