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William e Kate. Il fascino costoso della monarchia

ROMA – Durante il matrimonio di William e Kate in internet è girata una  foto di bambini denutriti , pance gonfie, occhi enormi, sotto la scritta “Auguri dal Biafra” e la didascalia:  “Due miliardi di persone hanno sognato oggi guardando un matrimonio che senza voler troppo polemizzare ha dato un sonoro schiaffo alla povertà.

Stando a quanto diffuso dai tabloid britannici e – nonostante lo stretto riserbo dei reali – sarebbero stati spesi oltre 100 milioni di sterline tra ricevimento per i 1.900 invitati, confetti, bomboniere e quant’altro. Una cifra che equivale a 112.592.739 euro. Chiaramente costo per la sicurezza escluso, visto che questo sarà a carico dei contribuenti inglesi”.
E’ la rete che riesce a diffondere il pensiero di chi non è conquistato dalla regalità e ne vede i risvolti assurdi perché i giornali non hanno ritenuto opportuno menzionarlo più di tanto. Il mondo è così:  due miliardi di telespettatori sono un evento indiscusso.

Perché la terra accetti senza critiche il fascino costoso della monarchia e giubili all’esproprio dell’equità,  è un mistero che hanno cercato di spiegare in tanti.  Lo scrittore Roberto Pazzi scrive sul Quotidiano: << Nella regalità ostesa dai media di queste nozze principesche inglesi ritorna in vena nel mondo una perenne inconscia verità : re si nasce, come si nasce Garbo o Mozart. La bellezza e l’intelligenza superiore sono antidemocratiche, ingiuste, impossibili da meritarsi e da raggiungere. Ed è questo che le rende struggenti, assolutamente necessarie per immaginarsi felici, questo sentimento della nostra esclusione dal loro cerchio fatato che trasforma in una sorta di amore l’invidia a regime repubblicano, quella cioè delle cose che si possono meritare, imparare e raggiungere. Non è forse vero che abbiamo fame solo delle cose che non possiamo avere ? Non è forse vero – come scriveva la Dickinson – che «l’acqua insegna la sete ?” >>

In realtà Hippolyte Taine analizzando l’antico regime in Francia spiega  come signore e re, in origine, si diventasse  per il valore conseguito nella difesa del territorio e che la rivoluzione francese scoppiò, anche, perché i sovrani avevano perso l’iniziale ragione di essere. Vero che ogni re è sempre stato considerato tale per volontà divina.  La monarchia inglese si è salvata dalla furia delle rivoluzioni perché illuminata. Il suo richiamo inconscio è fortissimo. Il mondo gli permette un lusso spropositato come fossero parenti prossimi verso i quali ha un complesso di inferiorità.
Ai tempi di Luigi XVI e di Maria Antonietta, poco prima che scoppiasse la rivoluzione, i Parigini solevano andare ogni domenica a vedere il pranzo dei reali: il re, la regina e i convitati più importanti sedevano al centro di una sala, il popolino accorreva estasiato a guardar consumare un menù che non mangiava: il godimento stava nel guardare e farsi venire l’acquolina in bocca. Tal quale  ieri:  loro si “strafogavano” e noi li ammiravamo.

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