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ROMA – Da ora in poi chi è in grado di comprendere la realtà (non sappiamo sinceramente quanti ce ne siano fra gli elettori berlusconiani) dovrebbero aver capito la natura del cosiddetto “garantismo” dei gerarchi di Arcore. Dopo l’incresciosa vicenda di ieri – l’accusa lanciata da Letizia Moratti contro Giuliano Pisapia di essere stato condannato per concorso morale in furto d’auto, per la quale era stato in realtà assolto con formula piena – è evidente che il principio costituzionale dell’innocenza di un imputato fino a sentenza definitiva vale soltanto per loro e non per gli avversari politici. Anzi, per costoro vale il principio contrario: sono comunque colpevoli, anche se risultano essere stati assolti.

BERLUSCONI: “BRAVA LETIZIA!”. Il campione del garantismo, cioè Silvio Berlusconi, si è complimentato per l’exploit morattiano ed ha precisato: “Pisapia ha un passato estremista. Mi sembra paradossale che ci sia qualcuno che voglia ancora rifondare l’ideologia più criminale e disumana della storia dell’uomo che è il comunismo”.

MORATTI NON SI SCUSA. Il sindaco di Milano ha gradito e non si è affatto scusata per la menzogna recitata alla fine del confronto su Sky. Aveva detto, testualmente: “Pisapia è stato riconosciuto colpevole di un furto d’auto negli anni di piombo e non era stato condannato grazie all’amnistia” dimenticandosi che in appello i giudici avessero riconosciuto la sua estraneità al fatto. Eppure oggi non ha ritenuto doveroso ammettere lo sbaglio. Al contrario, in modo impudente, ha detto che la sentenza “dimostrava la frequentazione di terroristi”, aggiungendo subito dopo: “Io ho sottolineato una vicenda che politicamente ha visto in quegli anni Pisapia avere frequentazioni di quel tipo, avere frequentazioni di personalità ben precise”. Il “garantismo” dei gerarchi è dunque questo: basta aver conosciuto un terrorista per meritare una condanna penale, senza appelli. Se invece si nominano assessori o presidenti di aziende municipalizzate condannati per effettivi atti violenti – come succede a Roma nella giunta Alemanno – allora i “garantisti” non hanno nulla da obiettare.

VENDOLA: “MORATTI SCORRETTA”. Per il governatore pugliese e leader di Sel Nichi Vendola “la Moratti si stia comportando come una persona scorretta, disonesta e tutt’altro che moderata”. L’episodio si caratterizza per il “killeraggio e per la delegittimazione morale dell’avversario che è tipica di una cultura della barbarie e che svela quanto sia falsa l’icona della moderazione sbandierata dalla Moratti”. Secondo Mandredi Palmeri, candidato a sindaco del terzo polo, quello della Moratti “è stato certamente un attacco deliberato e mal studiato. È stato sia uno scivolone sia una mossa strumentale”. Mentre il finiano Italo Bocchino precisa: “Se la Moratti ha fatto quel che ha fatto per far emergere che Pisapia era un estremista, è emerso che anche lei è un estremista: noi siamo moderati e quello che è avvenuto è esattamente ciò che noi non vogliamo”. Secondo Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv, Letizia Moratti “si è trasformata in un pupazzo nelle mani del vero leader morale della campagna elettorale a Milano, che è Lassini”.

GELO NEGLI STUDI RAI. I nove candidati a Palazzo Marino si sono incontrati questa mattina negli studi Rai. Il gelo fra Letizia Moratti e Giuliano Pisapia è stato, secondo quanto raccontano quelli che erano presenti nello studio, totale. Non si sono salutati, né stretti la mano. La sorte li ha comunque divisi: erano seduti con in mezzo Mandredi Palmeri. Pisapia ha confermato la querela per diffamazione di cui il sindaco milanese dovrà rispondere in un’aula giudiziaria.

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