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CANNES – Si è puntato sui grandi numeri nel weekend, a Cannes.  Ieri è stato il giorno della proiezione di “The Artist”, film francese rivelazione di Michel Hazanavicius, inserito in extremis nella lista delle pellicole in gara,  girato tutto in bianco e nero e senza sonoro.

Il film, omaggio al cinema degli anni ’20, è la storia di un divo del muto che perde il successo ed ogni possibilità di continuare la sua carriera con l’avvento del sonoro:  una pellicola folle, popolare e raffinata allo stesso tempo. Oggi, prima proiezione fuori concorso per “The Beaver”, la pellicola della regista Jodie Foster, che, con  Mel Gibson, dopo qualche rinvio causato dai guai giudiziari, debutterà nelle nostre sale il prossimo 20 maggio, raccontando le peripezie di un imprenditore tornerà alla vita grazie ad una marionetta di pezza. 

 

In concorso per la Selezione ufficiale il nuovo film dello statunitense  Terrence Malick, “The Tree of Life”,  poetico excursus sul significato della vita,  con protagonisti Brad Pitt,  anche produttore e Sean Penn, assente per impegni di lavoro, che racconteranno l’intero arco dell’esistenza dell’undicenne Jack,  dalla sua infanzia nel Midwest degli anni ’50, sino all’età adulta.  La pellicola, girata in Texas, nel Tennessee e nello Utah, come era prevedibile,  ha spaccato il pubblico a metà. Proiettato anche  il documentario “Bollywood -The Greatest Love Story Ever Told” , diretto da Rakeysh Omprakash Mehra e Jeff Zimbalist, prodotto dall’indiano Shekhar Kapur. La pellicola,è stata proiettata nel Grand Thèatre Lumiére e nel Cinéma de la Plage come opera non in competizione, sebbene il documentario sia stato realizzato appositamente per Cannes.

 

Ma come cambia il festival nel 2011, rispetto all’anno passato? Lo chiediamo al regista e sceneggiatore Matteo Bondioli: “Non saprei cosa dire. Ho visto solo Habemus Papam. Ogni anno si parla con grande enfasi del ritorno del cinema italiano, ma io questo ritorno ancora non l’ho visto. Quello di Moretti è un cinema che promette e non mantiene. La sua prima linea in questa presunta avanguardia italiana è debole sia nel linguaggio che nel contenuto. Unico momento di orgoglio nazionale è la palma d’oro alla carriera a Bernardo Bertolucci, che il festival di Cannes non aveva mai premiato, nonostante l’amore smisurato che la cinematografia francese ha per i suoi film. Questo mi fa pensare che il cinema italiano tornerà a essere grande quando smetterà di rincorrere i premi e di preoccuparsi dei red carpet, quando lascerà i salotti buoni per scendere in strada tra la gente, a raccontare quell’Italia che ancora è capace di indignarsi, la stessa Italia alla quale Bertolucci dedica il premio e che in attesa di nuovi profeti ci fa esclamare: HABEMUS BERTOLUCCI…”

 

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