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I milanesi hanno rifiutato il radicalismo berlusconiano. Il premier dovrebbe dimettersi

ROMA – Gli elettori milanesi hanno rifiutato l’estremismo di Silvio Berlusconi, di Daniela Santanché, l’equiparazione Procura-Brigate rosse lanciata da uno oscuro candidato al Consiglio comunale. Con Giuliano Pisapia che supera gagliardamente il 48% dei suffragi e la sua antagonista ferma a poco più del 41%, la civile, colta, cattolica-illuminata Milano, patria di Alessandro Manzoni, di Pietro Verri e di Sant’Ambrogio ha detto basta all’affarismo dei gerarchi berlusconiani, alle compravendite dei deputati e ha risposto negativamente al referendum sulla sua persona del magnate di Arcore.

In queste ore Pisapia si dice convinto che vincerà il ballottaggio e i numeri gli danno ragione. Se il terzo polo e i grillini – come sembra altamente probabile – convoglieranno i loro voti su un candidato pulito, in grado di cambiare realmente rotta alle politiche morattiane, combattendo il mortale inquinamento della città e gli affari sorti all’ombra dell’Expo, il successo non potrà mancare.

Ma anche i risultati conseguiti dal centro-sinistra a Bologna e Torino dimostrano che “il vento del Nord” sta spirando nella direzione del cambiamento. Così come a Napoli, dove soltanto la divisione fra Idv e Pd-Sel ha impedito che un candidato potesse prevalere nettamente su quello del centro-destra Lettieri. Ed anche nella capitale partenopea, assediata dal fetore dei rifiuti, un problema mai risolto dai proclami berlusconiani, lo splendido risultato raggiunto da Luigi De Magistris promette molte cose buone. Complessivamente, i voti andati a lui e a Morcone, candidato democratico, superano ampiamente quelli conquistati dal centro-destra e al ballottaggio potranno produrre un risultato vincente.

Ora la conseguenza più logica che questo voto dovrebbe avere, in un Paese normale, sarebbero le dimissioni del premier. Berlusconi e la sua cricca dovrebbero lasciare il potere e i loro scranni parlamentari. Ma questo potrebbe avvenire, lo ripetiamo, soltanto in un Paese normale non in Italia, dove la “cricca” ora probabilmente tirerà fuori un’artiglieria ancora più pesante per cercare di recuperare il consenso. Berlusconi, come abbiamo scritto ieri, cercherà di dimostrare che non è successo nulla, che a Milano si sono svolte soltanto elezioni amministrative, senza alcun significato politico nazionale, dopo averle caricate di ogni valenza. Già lo vediamo e sentiamo smentire quello che in questi giorni anche i giornali a lui vicini hanno scritto, asserendo che erano tutte balle, che lui non attribuiva alcun particolare significato alla vittoria al primo turno di Letizia Moratti. Ma proprio la vittoria di Davide-Pisapia, che ha investito un paio di milioni di euro contro i quindici impiegati dalla famiglia Golia-Moratti nella campagna elettorale, lo smentiranno. Gli italiani non ne possono più del berlusconismo e sono disposti a porre la parola “fine” ad un incubo durato anche troppo.

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