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Berlusconi occupa i telegiornali. Cerca il miracolo a Milano con una “flat tax”

Berlusconi&Bossi pensano ad un provvedimento per defiscalizzare gli investimenti finanziari a Milano con la promessa di farne la Livigno italiana. Non sanno veramente più cosa inventarsi

ROMA – Le televisioni non spostano voti, annunciava ieri il giocondo ministro Rotondi in un’intervista a Corradino Mineo su “Rainews”, corroborato dalle paciose analisi “corrieriste” di Pigi Battista, un augusto sostenitore di questa strampalata tesi. Ecco infatti che Silvio Berlusconi si appresta ad occupare militarmente il Tg1, Tg2, Tg5, “Rainews” e “Studio aperto” questa sera con una mitragliata di interviste che riguarderanno, come probabile, il disastroso esito delle elezioni di Milano. Una schiacciante conferma che i network di sua proprietà o da lui controllati non influenzano minimamente le decisioni già prese dagli elettori.

LA STRATEGIA. A parere quasi unanime degli analisti, la situazione milanese è quella più complicata per i gerarchi berlusconiani. Essi prevedono un incremento dei voti di Pisapia, dando per probabile due elementi: a) i “grillini” e il terzo polo dovrebbero riversare, almeno in parte, i loro voti su Pisapia, consentendogli di superare il 52-54% dei suffragi; b) gli elettori di centro-destra, già in parte assenti dalla partecipazione al primo turno, potrebbero non recarsi ai seggi, incrementando l’astensione. La piazza milanese rimarrebbe così sguarnita e segnerebbe la sconfitta di Berlusconi. Il premier ha messo in conto questa ipotesi per lui infausta ma ha anche fatto un altro ragionamento. Se, in queste condizioni così negative, dovesse riuscire nell’impresa di promuovere al secondo mandato una scolorita Letizia Moratti, il suo successo sarebbe clamoroso e lo rilancerebbe con immediatezza nell’empireo dei promotori di miracoli. A quel punto nessuna strada gli sarebbe preclusa e l’assalto alle leggi ad personam, in un Parlamento dove ha comunque una maggioranza, non incontrerebbe più alcun ostacolo. Ma per far questo occorre sfruttare a fondo il suo dominio informativo, in una televisione che “non sposta voti”. In seconda battuta, ragiona il premier, vale la pena puntare su Napoli. Se pure dovesse perdere la capitale morale e conquistare quella partenopea, ci sarebbe un altro pareggio, come sostiene Denis Verdini, quindi, un punto ciascuno a centro-destra e centro-sinistra. Insomma, non sarebbe successo nulla.

IL TAPPO SALTATO. Intanto i leghisti stanno cercando l’arma segreta per sovvertire l’infausta prognosi milanese. Roberto Calderoli oggi ha annunciato che “la prossima settimana ci sarà una grossa sorpresa di Berlusconi e Bossi che cambierà l’atteggiamento dei milanesi per il ballottaggio”. Dalle indiscrezioni sembra che la fervida fantasia della destra si sia incentrata, ancora una volta, su qualcosa che abbia a che fare con la defiscalizzazione. Secondo Pierluigi Mantini (Udc) l’idea sarebbe quella di fare di Milano una piazza come Livigno, mediante un provvedimento di tipo fiscale che attiri gli investitori. Insomma, fantascienza berlusconiana “doc”. Tutti indizi che i maggiorenti della destra italiana temono seriamente le conseguenze prospettiche del voto amministrativo di questa primavera. Mai sono apparsi così confusi e contraddittori. Ieri Umberto Bossi ha lanciato l’ennesimo e volgare attacco alla persona di Pisapia, considerato uno “scemo”, per poi scusarsi oggi. Berlusconi stesso è rimasto in silenzio cinque giorni per assemblare virgole, punti e punti e virgola, più o meno come Totò, e non fare più gli errori marchiani delle settimane scorse. Perfino il giornale di famiglia ha cercato, fra martedì e mercoledì, di imbastire una qualche giustificazione per il risultato disastroso, alimentando una nuova polemica interna con la potente Comunione e Liberazione, aggiungendo errori ad errori. Tutto dimostra che il tappo sarebbe saltato, come ha dichiarato Paolo Mieli ad “Anno zero”, cioè il berlusconismo sta per tirare le cuoia.

PADRONE DELLE FERRIERE. Si conferma l’incredibile anomalia italiana, quella che consente al capo del governo di occupare militarmente i principali telegiornali italiani. Un fatto impossibile in qualsiasi altro Paese di democrazia evoluta. “Berlusconi utilizza la maggior parte dei telegiornali nazionali come megafoni della sua propaganda elettorale” dichiara Antonio Di Pietro e conclude: “Chiediamo che l’Agcom faccia scattare nei confronti delle reti Mediaset le sanzioni previste dalla vigente legge sul conflitto di interessi per il ‘sostegno privilegiato’ che stanno dando all’azione politica del proprietario- premier Berlusconi”.

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