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Morire d’Ilva. Le donne di Taranto sul piede di guerra

TARANTO – L’emissione di una sospetta nube rossa, e il “ Comitato Donne per Taranto” scese in piazza per raccogliere le firme,  quelle 7343 consegnate  una settimana fa al consigliere di SEL Alfredo Cervellera, e arrivate nelle mani di Nichi Vendola, che da quel momento ha assunto un impegno quasi formale.

E mentre l’Arpa Puglia  sta portando a compimento un’indagine riguardante la presenza di metalli nel sangue dei tarantini, la Procura della repubblica dà corso a una maxi-incriminazione, coordinata dal  sostituto procuratore della repubblica dottor Raffaele Graziano: 30 indagati, tra cui  il presidente dell’Ilva, Emilio Riva, suo figlio Fabio e il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso, e  rinviati a giudizio per i tumori costati la vita agli opera. Si tratta di quindici dipendenti che hanno lavorato nello stabilimento di Taranto a partire dal 1975 e deceduti per mesotelioma e cancro ai polmoni.  I reati contestati sono: omicidio colposo, violazione delle norme sulla sicurezza e omissione delle misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori.

 

La scorsa mattina un ennesimo sopralluogo di Daniela Spera,  ambientalista di “Legamjonici”, all’agglomerato, ai procedimenti, all’abbattimento delle polveri. 
Commenta così il rinvio a giudizio: “La situazione è ben piu’ grave,  poichè le informazioni in mio possesso dicono che giovanissimi assunti di recente dopo pochissimo tempo si ammalano, la media è questa: su tre giovani ammalati solo uno sopravvive in seguito a trattamenti chemioterapici e radioterapici…
Il ‘sopravvissuto’ ritorna a lavorare in Ilva. 
Responsabilità? Attività del genere non dovrebbero esistere.” 
Sul fronte ambientale, le emissioni di benzoapirene nel primo trimestre del 2011 sarebbero  diminuite di circa il 40 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, fa sapere la direzione dell’Ilva di Taranto, con un comunicato riferito ai rilevamenti sui valori del benzoapirene diffusi dall’Agenzia regionale di protezione ambientale. “I valori riscontrati parlano di una riduzione di circa il 40%, e dimostrano come l’impegno di tutti possa portare a risultati importanti ed incoraggianti nel raggiungere, entro dicembre 2012, il valore obiettivo di 1 ng/m3 fissato dalla legge, ma che la comunità di Taranto, così come l’Ilva, vogliono conseguire nel più breve tempo possibile”. Ci fa sapere Adolfo Buffo, responsabile qualità e ambiente dell’Ilva di Taranto.
In realtà questi dati, contrariamente a quanto l’Ilva dichiara, superano in media del 93% il valore che la precedente normativa aveva posto come limite (obiettivo di qualità) per il benzo(a)pirene: la media è 1,93 ng/m3 mentre la media annua non dovrebbe superare 1 ng/m3. 
A tutto questo resta sempre da  completare in tempi brevi il Registro dei Tumori per Taranto.

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