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Il futuro d’Italia …nelle mani dei milanesi

MILANO – “A Milano c’è sete di cambiamento e Giuliano è l’unico che ha l’entusiasmo di un bambino”. Con la semplicità di chi è abituato a “raccontare” la vita per immagini, cantate in pochi versi, Adriano Celentano ha tracciato il più bel profilo del candidato Pisapia, prossimo (speriamo) sindaco di Milano.

Infatti, ciò che colpisce immediatamente ogni persona che incontri questo figlio “illuminato” della borghesia meneghina, sono la sua infantile cordiale spontaneità e i suoi occhi vispi e attenti all’interlocutore.

Quando parla con qualcuno, a differenza di altri suoi colleghi (e non parliamo ovviamente di avvocati), Pisapia ascolta. Davvero, non fa finta! Ascolta e prende nota, non ti scarica al “portavoce”; all’assistente; al segretario di turno. No, Pisapia ti ascolta lui, in “diretta” e tu senti di essere, non “importante”, ma “compreso”. Ascoltato, appunto, proprio come fanno i bambini che ascoltano tutti (e tutto) con la stessa smania di apprendere, di capire! Senza giudicare, ma tentando, soltanto, di (com)prendere.

Di questa sua dote i milanesi, e non solo, si sono accorti e – almeno per il momento – hanno fatto capire che questo suo modo di fare: semplice e diretto, sereno ma risoluto, gli garba molto. Tanto che, proprio i “moderati” – Piero Bassetti e i suoi amici dell’associazione “51 per cento” in testa – lo hanno premiato dandogli il loro consenso. Anche quelli “troppo moderati” per votare un “vetero-comunista” dichiarato (foss’anche borghese) che, però, hanno negato il loro voto ai veri “estremisti” di Milano, garantisti della domenica che chiedono poteri per gli avvocati dei “presunti” concussori ma li negano, anzi arrivano a confondere patrocinanti e brigatisti.

Ed è proprio qui, dunque, che sta l’incognita di questo turno di “amministrative” milanesi: riuscire a capire, cioè, se su questi cittadini “troppo moderati”, domenica avranno più presa gli affannati richiami del ministro degli interni che, negli spot sulle modalità di voto, ricorda come: “ai ballottaggi possono votare anche quelli che non hanno votato al primo turno” (sic!) oppure, le telefonate di “Adriano” ad “AnnoZero” che tentano di neutralizzare le cattiverie e il fango con la compassione e il “Vangelo”.

Conteranno di più, cioè, gli spauracchi delle stanze del buco; delle zingaropoli e delle menzogne sulle presunte amicizie “brigatiste” per portare ai seggi chi li aveva disertati al primo turno oppure i richiami a “porgere l’altra guancia” lanciati da Pisapia ai suoi sostenitori serviranno a far capire da che parte sta “la ragione”.

Basteranno, insomma, a tenere lontani dai seggi i “ciellini” per bene (pretendere che votino per Pisapia sarebbe troppo), le parole di Celentano che – rivolgendosi a Lupi, ieri sera ad “AnnoZero” – dice: “Non ne state azzeccando una… Ma perché i musulmani non dovrebbero avere, per esempio, un posto dove andare a pregare? Ma che razza di cristiani siete voi ciellini? Voi, forse, credevate di leggere il Vangelo e, invece, era il “Corrierino dei Piccoli” … pausa. Creare un luogo di culto per i musulmani – ha proseguito Celentano –  significherebbe compiere uno dei più bei gesti cristiani che un credente possa fare. Ma come fate a non capire – ha concluso, dunque, Adriano – che è Gesù che lo vuole, prima ancora di Tettamanzi. Bravo Tettamanzi!”.

Vedremo! Intanto, non ci resta che sperare e lavorare; lavorare e sperare perché, è proprio il caso di dirlo, ancora una volta – come quel 25 aprile – il futuro dell’Italia è nelle mani del nord e, in particolare, dei milanesi.

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