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ROMA – Oramai è oltre qualsiasi limite. La stampa americana parla di un Obama perplesso e, a tratti, sconcertato per il colloquio avuto con un primo ministro italiano che lo ha importunato, al vertice del G8 a Deauville, per denunciare la “dittatura dei giudici di sinistra” di cui soffrirebbe l’Italia e che vede soltanto lui e i suoi gerarchi. Lo stesso magnate di Arcore, in una conferenza stampa in cui ha avuto la faccia di bronzo di accusare la stampa italiana di tradire il Paese, ha perorato il suo sacro diritto di denunciare in ogni consesso internazionale quanto starebbe accadendo in patria, con una classe di giudici che vuole disarcionarlo per instaurare una dittatura comunista. “Berlusconi ha scambiato la tribuna mondiale del G8 con un palco dei suoi comizi elettorali. Un’inaccettabile strumentalizzazione che umilia la dignità delle nostre istituzioni e ridicolizza il ruolo internazionale dell’Italia” denuncia il vicepresidente democratico della Camera Rosy Bindi. “Mentre i leader mondiali discutono di cose serie, Berlusconi ha fatto fare al nostro paese una figuraccia epocale, in mondovisione. Ormai è chiaro a tutti gli italiani il suo livello di irresponsabilità. E purtroppo è chiaro a tutti i leader mondiali che è un premier dimezzato e privo di qualunque credibilità” dichiara Massimo Donadi, capogruppo Idv alla Camera.

PDL IN FRANTUMI. Ma all’interno stesso del Pdl cominciano i malumori. Daniela Melchiorre, ex magistrato, appena entrata nella maggioranza e nominata sottosegretario all’economia si è dimesso dal suo incarico, annunciando, insieme al collega Tanoni, il ritorno all’opposizione nel gruppo misto. “Non posso stare in un governo dove i magistrati sono considerati cancro della democrazia” ha dichiarato ieri. Non sono pochi i gerarchi berlusconiani che fanno notare come l’emarginazione di Gianni Letta – che da sempre svolge il ruolo di contenimento delle intemperanze del premier – stia facendo implodere il partito-ramo di azienda. Le conseguenze principali, per ora, sembrano essere lo stop alle trasmigrazioni di deputati nella maggioranza e la possibile frantumazione del gruppo posticcio dei “Responsabili”. Ma è tutto il Pdl in fermento: Gianni Alemanno, secondo alcuni, starebbe addirittura pensando di abbandonare il suo scranno romano per guidare una nutrita pattuglia di ex An (con l’esclusione di Gasparri e La Russa) che uscirebbero dal Pdl per formare un gruppo parlamentare autonomo.

LA CRISI DELLA REGIONE LAZIO. Come se non bastasse, anche la maggioranza alla Regione Lazio, ad appena un anno dal suo insediamento, sembra vacillare. Il passaggio di due consiglieri (Andrea Bernaudo e Giuseppe Melpignano) dalla lista della governatrice al Pdl è stata vista come una compravendita ispirata dai maggiorenti del ramo di azienda berlusconiano, un vero e proprio regolamento di conti interno al centro-destra. Secondo alcuni, Renata Polverini starebbe addirittura pensando ad una maggioranza di tipo “siciliano”, con l’appoggio esterno del Pd. A smentire questa tesi un po’ ardita è però Nicola Zingaretti, presidente della provincia di Roma, che invece chiede elezioni anticipate.

BALLOTTAGGI ULTIMO ARGINE. Lunedì pomeriggio sapremo se il berlusconsimo dovrà abbandonare il ponte di comando milanese e napoletano. Soltanto una vittoria ai ballottaggi potrebbe rilanciare, nel breve periodo, il premier. Ma pochi ci credono oramai. Se il centro-destra dovesse naufragare sia a Milano, sia a Napoli, tutto è possibile, anche una crisi di governo o un ribaltone all’interno del Pdl. Perché oramai anche nel centro-destra si sta affermando la convinzione che l’epoca di Silvio Berlusconi stia terminando (ingloriosamente) e che puntare ancora su di lui è una follia. L’Italia lo sta abbandonando anche se, purtroppo, lui le rimane avvinghiato, come un naufrago ad un scoglio durante una tempesta.

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