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ROMA – L’indignazione dell’ex magistrato sembra un fiume in piena. Mora, con un portamento altero, una bella figura di ex toga, Daniela Melchiorre, che era appena traslocata nella maggioranza di governo ottenendo un posto di sottosegretario all’economia, dopo le bellicose esternazioni del premier al G8 di Deauville contro i giudici, ha deciso di dimettersi con ragioni sopraffine. Ha detto: “Non ho potuto far altro che constatare che non vi è, almeno per me, uno spazio per proseguire, o meglio avviare, un contributo effettivo all’attività governativa, perché qui la cosiddetta difesa fuori dal processo ha voluto raggiungere, al di là di ogni misura, l’apice mondiale”. Caspita!

Era da tempo che non si osservava una protesta così dignitosa e così debordante. La quale, però, ha lasciato qualche strascico ironico. Constata Guido Crosetto, sottosegretario alla Difesa: “Mancherà al paese tutto il suo enorme bagaglio culturale, il suo alto profilo morale, il suo eccelso senso delle istituzioni. L’Italia perde un pilastro che sarebbe stato fondamentale per rilanciare l’economia e rendere più credibili le istituzioni”. Un peones del Partito democratico, Dario Ginefra, altrettanto sarcasticamente, commenta: “Occorrerebbe che gli schieramenti politici assumessero una regola comune: chi si rende protagonista di simili balletti che minano la credibilità delle istituzioni – sebbene sotto la copertura del precetto costituzionale che non da vincoli di mandato ai parlamentari – non venga più considerato ricandidabile”.

In effetti, l’altero ex magistrato, sembra aver dormito un po’ troppo fino ad ora, scoprendo soltanto adesso che Silvio Berlusconi ce l’ha con i giudici e che non si perita di far precipitare nel baratro il suo Paese pur di denunciare a livello planetario un “complotto golpista” presente solo nella sua mente e nei suoi interessi affaristici. Ma d’altronde, la coerenza politica non sembra proprio il forte della deputatessa. Nel maggio 2006 incassa l’incarico di sottosegretario mastelliano alla Giustizia nel secondo Governo Prodi per poi accettare, soltanto due anni dopo, la candidatura nel Pdl, entrando così trionfalmente nella maggioranza antiprodiana. Ma dura poco, perché soltanto a novembre del 2008 annuncia il suo passaggio all’opposizione, rimarcando i successi di Prodi contro l’evasione fiscale. Fra settembre e dicembre del 2010, l’altero ex magistrato si rifiuta di votare la fiducia al Governo ed anzi si fa promotore della mozione di sfiducia che però sarà respinta dalla Camera il 14 dicembre. Alfiera delle battaglie, anche le più dure, basta che siano supportate dalla costanza delle idee. Infatti, il 5 aprile scorso vota a favore del conflitto di attribuzione sul caso Ruby, annunciando che il suo gruppo (il fantomatico “Liberal-democratici”, di cui era timoniere un altro stratega delle idee non patteggiabili, Lamberto Dini) rientrerà nella maggioranza. Soltanto un mese dopo, ottiene la nomina a sottosegretario, da cui si è dimessa in questi giorni.

Ed ora, cosa succederà? Con Daniela Melchiorre non si scherza. I due schieramenti stiano di guardia, perché potrebbero trovarsela fra le proprie fila senza nemmeno accorgersene. E soprattutto, senza averne fatto richiesta.

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