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Ballottaggi. Il ceffone dei milanesi e dei napoletani a Silvio Berlusconi

Travolgente vittoria dei candidati di centro-sinsitra in molti Comuni. Pisapia surclassa Letizia Moratti. A Napoli sconfitto l’uomo di Nicola Cosentino per la grande volontà dei cittadini di voltare pagina. Una lezione al berlusconismo ma anche il Pd deve riflettere sul fatto che entrambi i candidati non erano stati scelti dalla nomenklatura del partito

ROMA – Alla fine è stato un risultato quasi scontato. Tutti speravamo nel trionfo di persone per bene come Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris e, sia dai sondaggi, sia dagli umori che si respiravano a Milano e Napoli, sapevamo in anticipo che la sinistra ce l’avrebbe potuto fare. Certo, le proporzioni della vittoria dell’ex magistrato a Napoli sono state clamorose. I dati mostrano come praticamente in tutti i quartieri napoletani abbia sopravanzato il suo rivale, che soltanto adesso potrà forse pentirsi di una campagna elettorale violenta, che evidentemente nascondeva la quasi sicurezza di perdere.

A Milano, città del berlusconismo trionfante, la sconfitta della destra è stata, se possibile, ancora più clamorosa e decisiva per le sorti future del Paese. Qui Silvio Berlusconi si era addirittura speso in prima persona, optando per la tradizionale scelta truffaldina di candidarsi come capolista, ancora convinto di essere un valore aggiunto. La realtà ha dimostrato tutto il contrario, che cioè l’attuale premier è oramai così screditato da rappresentare oggettivamente un peso ingombrante per una destra che voglia dirsi moderna e proiettata verso il futuro.

Ora ci aspettiamo che i gerarchi minimizzino, che affermino, con il loro duce in testa, che, in fondo, non è successo proprio nulla, perché si trattava solamente di elezioni amministrative senza alcun riflesso nazionale. Ma è esattamente il contrario di quanto asseriva un mese fa Silvio Berlusconi, quando, forse per effetto di sondaggi mistificati fabbricati appositamente per lui, riteneva di essere ancora proprietario del suo feudo cittadino, oltre che del Milan ed assegnava proprio alla tornata elettorale milanese un valore di plebiscito sulla sua persona e contro i giudici della Procura di Milano.

I risultati, però, rappresentano una sonora lezione anche per il Partito democratico, di cui certo non bisogna disconoscere l’essenziale apporto alla vittoria nei ballottaggi. Però, entrambi i candidati di Milano e Napoli non erano quelli scelti dalla nomenklatura del partito. Pisapia, candidato di Sel, aveva stravinto le primarie contro l’architetto Boeri, così come la candidatura di De Magistris era nata in tutta solitudine per impulso del partito dipietrista e della Federazione della sinistra, mentre Pd e el avevano punta su un candidato gradito alla vecchia retroguardia bassoliniana. L’errore è ora riconosciuto dai dirigenti democratici ma dovrebbe indurli a modificare la rotta per il futuro e a non demonizzare personaggi come Luigi De Magistris, capaci di creare un fortissimo consenso su temi quali la legalità e la rottura del rapporto fra criminalità organizzata e politica.

De Magistris e Pisapia ora possono realmente essere il grimaldello con cui scassinare il potere berlusconiano e inaugurare una nuova stagione di trasparenza e di progettualità, in grado di riflettersi a livello nazionale per decretare la fine di questa destra che danneggia il Paese.

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