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Referendum. Con il quorum un’altra sberla a Berlusconi e alla destra

ROMA – Che l’eccezionale risultato raggiunto dai referendari abbia un significato ampiamente politico ben pochi oggi possono negarlo, perché è lo stesso governo e il suo premier, oramai screditato non soltanto all’estero, che hanno fatto di tutto per sabotarlo, con mezzi tipici di questa destra. Con un provvedimento emesso soltanto poco prima del voto, Berlusconi ha cercato di truccare le carte, vedendo soprattutto nel quarto quesito (sul legittimo impedimento) una mina alla sua persona e alle sue vicende giudiziarie, che in qualsiasi altro Paese democratico gli avrebbero impedito di essere un primo ministro.

LA VITTORIA DEL WEB. Un valore politico che consiste nel fatto che la maggioranza degli elettori oramai non crede più nell’uomo, non crede più nella sua informazione truccata e nelle mistificazioni dei suoi Minzolini e dei suoi Feltri, che il web sta sostituendo progressivamente telegiornali, come il TG1, inguardabili per tutti coloro che non vivono in un sistema sovietico o fascista. La potenza di fuoco del proprietario di quasi tutte le reti televisive e di una ricchezza immensamente superiore a quella di qualsiasi altro avversario politico si è tramutata in un fuocherello che via via si spegne fino al punto che sarà in grado soltanto di emettere un debole segnale di fumo.

I COLPI DI CODA. Naturalmente, non è finita qui. Oramai conosciamo i pericoli del berlusconismo morente, del quale oggi ha celebrato i fasti di chiusura perfino il “servo libero” Giuliano Ferrara su uno degli “house organ” di Arcore. Ora cercheranno di utilizzare il fibrillatore cardiaco, con lo smantellamento del sistema giurisdizionale previsto dalla Costituzione o con riforme fiscali in grado di demolire i conti pubblici, pur di recuperare una parte del consenso che oramai la destra ha perso nel paese. Per questo sarà necessaria una fortissima vigilanza democratica nelle piazze e sul web, per cercare di limitare la nefasta azione di questa maggioranza e, soprattutto, i danni che produrrà alla società italiana e al sistema politico, danni destinati ad incidere sul futuro degli italiani e soprattutto delle giovani generazioni.

UNA NUOVA POLITICA ENERGETICA. Com’è ovvio, non bisogna sottovalutare i contenuti di questa importante vittoria referendaria. L’Italia, finalmente, dovrà ora abbandonare il nucleare, che soltanto una scriteriata politica energetica poteva prevedere in un mondo che punta con decisione alle energie alternative. Lo ha ribadito anche lo stesso Berlusconi, durante la sua conferenza stampa con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyhau, riconoscendo quindi alla fine che gli investimenti sul sole e il vento non si facevano perché bisognava costruire nuove centrali nucleari.

L’ACQUA, BENE ESSENZIALE. Il referendum spazza via una legge, il decreto Ronchi, che, in nome del ricorso demenziale alle privatizzazioni, obbligava gli enti locali a cercare gli investimenti degli imprenditori italiani, per rimediare ad una situazione drammatica delle infrastrutture ma creando un pericoloso sistema di remunerazione che avrebbe potuto escludere dagli approvvigionamenti le fasce più deboli della popolazione. L’ennesima politica dell’esclusione e della ricerca del profitto anche per un bene essenziale e, dunque, comune come l’acqua. I cittadini, con la loro straordinaria partecipazione, hanno impedito tutto questo, reclamando a gran voce la restituzione di un bene che non è una “merce”, come hanno gridato sulle piazze i movimenti cattolici più avanzati, i francescani di Assisi e missionari come Alex Zanotelli. Il prossimo passo sarà restituire alla sua vita privata Silvio Berlusconi, che non è né un bene, né essenziale.

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