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Se Di Pietro svolta al centro. Rivolta dei fan sul web

ROMA – Nessuno lo aveva mai visto, così, in versione soft. Sorridente, accomodante, tollerante. Antonio di Pietro ha subito una vera e propria metamorfosi. Nell’ultimo dibattito parlamentare, per la fiducia sul decreto sviluppo, ha esordito ringraziando il Presidente del Consiglio per l’ascolto benigno che vuole concedere alle opposizioni. Lui, il magnate di Arcore, ascolta e poi va addirittura a sedersi vicino all’ex rullo compressore di Mani pulite. Soltanto qualche mese fa esordiva: “Lei, Presidente, è uno stupratore della democrazia”, producendo l’irato sdegno del premier e quello delle sue truppe cammellate.

NUOVA TATTICA. Che è successo a Di Pietro? Nessuno lo sa bene. Lui spiega in questo modo il rivolgimento del suo modo di fare politica: «Ora è necessario costruire l’alternativa, dobbiamo diventare un’opposizione che punta a diventare maggioranza e ad assumere impegni di governo». Insomma, come dire: basta con il movimentismo, basta con le impennate retoriche e senza costrutto. Poi, subito dopo, l’annuncio che parteciperà alle primarie del centro-sinistra per la candidatura a premier. Ed ecco, forse, spiegato l’arcano. Il leader molisano ha iniziato la scalata a Palazzo Chigi, insieme a Nichi Vendola. E l’antica saggezza contadina gli ha suggerito la prudenza: se non vuoi perdere il raccolto coglilo prima che marcisca o che se lo prendano la grandine o i parassiti.

IL WEB NON GRADISCE. Una vecchia tattica democristiana. Giulio Andreotti fu famoso per la sua longevità politica, perché il suo corpo sapeva adattarsi agli spazi che gli si offrivano, facendo governi di destra, di centro e di sinistra. Certo, non è giusto accostare l’eroe di Mani pulite all’amico di Salvo Lima ma è un fatto che la svolta non piace a tutti, soprattutto non piace ai tanti militanti o semplici elettori che scrivono e criticano il nuovo Tonino sul web. “ti prego, non diventare un dalemiano alla rincorsa del centro perduto. non strizzare l’occhio al sistema di recupero voti dispersi dei disgustati della destra” scrive accorata Veronica Malini sul sito di Di Pietro, mentre un altro elettore scontento sottolinea lapidario: “dopo una decina di anni nei quali ho sempre votato ( insieme ai miei familiari) idv nonostante i vari De Gregorio, Razzi, Missili e Scilipoti ,vi saluto vado per altre strade………bye antony”.

RISCHIO DI EMORRAGIA. Già, perché il rischio è proprio quello di provocare un’emorragia di voti. In questi giorni sono migliaia gli elettori dipietristi che sono disorientati. Non è stato bello vedere il loro leader puro e nudo parlare amabilmente con il Caimano per almeno una decina di minuti e lui poi asserire che si sono scambiati soltanto qualche battuta. Di Pietro è un “unicum” nella politica italiana, perché ha incarnato un’immagine che nessun altro leader politico aveva mai voluto o potuto interpretare: quello del giudice-poliziotto integerrimo, che non si piega davanti a niente e che mette al primo posto delle emergenze il principio di legalità. Per questo non è mai piaciuto né alla destra, né alla sinistra. Di Pietro e il suo partito hanno mostrato che c’è una larga fetta dell’elettorato che rifiuta il principio per cui la politica è il contenitore anche della giustizia e che quest’ultima può soltanto agire sulla strada indicata dalla politica. Di fronte all’imperversare della grande guazza berlusconiana, Di Pietro era l’argine dietro cui ripararsi in attesa di tempi migliori.

L’ITALIA MODERATA. Insomma, il leader molisano sarebbe caduto nell’eterno equivoco italiano, che, per assumere impegni di governo, devi mostrarti moderato. La trappola sta proprio in questo aggettivo-sostantivo: moderato. I “moderati” in Italia hanno spesso fatto affari con la mafia e con la criminalità organizzata, Salvo Lima era un moderato, così come Andreotti, Totò Cuffaro, Nicola Cosentino. L’Italia è piena di moderati, in politica sono preponderanti. Di un altro moderato nessuno ha bisogno, dicono gli elettori (o ex) dell’Idv, mentre ce n’è di persone che non accettino compromessi e che non si pieghino come giunchi per far passare la piena.

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