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Ilva Taranto. La mamma al figlio: “Tutto questo fumo un giorno sarà tuo”

TARANTO – “Dopo la raccolta firme, non si è mosso un granchè” sono parole della dottoressa Daniela Spera,  laureata in chimica e tecnologie farmaceutiche,  e referente per  “Legamjonici”,  una  associazione ambientalista molto attiva a Taranto.  Perché sia chiaro: qui si combatte per l’area jonica, per Taranto e la provincia, il Salento è lontano. E intanto i bambini, definiti “gli Ori di Taranto”  dal “Fondo Antidiossina Taranto Onlus”, aspettano, in mezzo a veleni che,  come dimostra la vicenda delle pecore alla diossina, sono entrati nella catena alimentare.

Annamaria Moschetti, pediatra. Ha deciso di studiare l’incidenza di patologie asmatiche nei bambini di Taranto. Tutti i medici e i ricercatori che hanno il coraggio di far sentire la loro voce chiedono che la Regione istituisca un Registro regionale dei tumori e delle malattie: occorre verificare le incidenze, confrontare i dati con quelli di altri città e permettere alla magistratura di utilizzarli, per poter attestare con dati e numeri quello che tutti sanno o sospettano: che è l’inquinamento prodotto dall’Ilva e dagli altri impianti, a rendere Taranto una delle città col più alto numero di malattie respiratorie, tumori e leucemie in Italia.
Un  quartiere, Tamburi,  ubicato a 80 metri in linea d’aria dal polo siderurgico dell’Ilva, dove i bambini nascono, ma non possono andare a giocare nei giardini. La piece teatrale di Mariangela Leone, coraggiosa regista teatrale tarantina, li immagina ormai, nei loro corpicini inermi, merce per i ristoratori locali…
Un’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente  che rileva diossina e furani emessi dal camino, non tenendo conto della necessità del campionamento nelle varie zone della città, secondo gli standard di una mappa epidemiologica.

Un annuncio di finanziamenti  del Registro tumori che trova intoppi.
Un Comune che s’incarica di portarlo all’ordine del giorno. Ma al venticinquesimo punto, a dimostrazione di quanto questo tema stia cuore, nonostante il sindaco Stefàno sia proprio, ironia della sorte, un pediatra.
Una Regione che invita ad interloquire  sulla vertenza una sola associazione ambientalista: 
“ Il Presidente Vendola ad Altamarea non deve spiegare o giustificare nulla. Quello che ha da dire lo dica direttamente ai cittadini di Taranto.”, rispondono gli interpellati.
Ogni tanto una rassicurazione, come una pacca sulla schiena. Per il resto, non risposte, ambiguità. Interventi disarticolati, proprio come di un organismo a cui sia stata annullata la coscienza .
Non come le mamme di questi bambini, che, come nel 2002 a Corigliano, reclamano con forza  la prevalenza del diritto a un ambiente salubre.
I giardini ai bambini.

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