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Berlusconi&Tremonti sulla graticola. Oramai non li vuole più nessuno

Confindustria e sindacati sul piede di guerra: il Governo sta portando l’Italia sul baratro. Napolitano rimanda le ferie e la Lega fa da sponda ad una nuova maggioranza

ROMA – Il governo dalla maggioranza “più coesa”, con il premier “più grande della storia italiana”, con il ministro dell’economia “che tutti ci invidiano nel mondo” si sta velocemente dissolvendo fra accuse di spionaggio, incapacità di dialogo, spinte a manomissioni del sistema penale per salvare le terga dell’indagato capo cordata.

ULTIMA FERMATA PER TREMONTI. Sulla graticola oramai da un paio di settimane, da quando, cioè, è scoppiato il caso di Marco Milanese, il fido collaboratore indagato a Roma per una serie di reati, il superministro dell’economia è oramai il bersaglio preferito non solo dell’opposizione ma anche del suo stesso partito, il Pdl. Come esempio di “coesione” non c’è male. Berlusconi oramai gli è ostile, al punto da essersi convinto che il “tributarista di Sondrio” cadrà da solo, senza bisogno di una spintarella da parte sua. Lui, però, resiste sulla poltrona di via XX settembre, che occupa, in base a quanto da lui stesso affermato, per soli tre giorni a settimana, tanto che tutti si chiedono cosa faccia il resto della settimana, quando la crisi finanziaria internazionale rischia di far saltare lo Stato e i conti pubblici. Ma ora anche Confindustria e sindacati sembrano aver compreso che le dimissioni di Tremonti siano la cosa migliore, magari per far posto ad un ministro realmente competente, che riesca a fare qualcosa di meglio dei condoni e degli scudi fiscali.

L’IPOTESI MARIO MONTI. Il terzo polo è uscito allo scoperto ieri, con tre interviste di Casini, Fini e Rutelli. Propone un governo di solidarietà nazionale, con un premier credibile a livello internazionale, che risponderebbe al nome di Mario Monti (pur non escludendo un’ipotesi Maroni). Una rapida sostituzione del tandem Berlusconi-Tremonti sarebbe la soluzione migliore per mostrare ai mercati internazionali e alla stessa Unione Europea la volontà italiana di cambiare registro e di mandare in pensione la vecchia maggioranza, che è riuscita a portare sul baratro il Paese. il nuovo governo avrebbe un orizzonte limitato: riforma economica, riforma elettorale, contenimento delle spese mediante un nuovo patto fra le parti sociali. Confindustria e sindacati sarebbero d’accordo, così come il Pd (almeno dalla parte di D’Alema e Bersani). Il Pdl ha fiutato il pericolo è ha cominciato a cannoneggiare contro il “golpe di palazzo” e i “ribaltoni” ma è un fatto che un qualsiasi altro governo, affidato ad un premier e ad un ministro economico competenti e non afflitti da processi e pendenze penali, è l’unica strada per dare fiducia ai mercati.

CONTI PUBBLICI: SITUAZIONE CRITICA. Il fatto che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia deciso di rimandare di una settimana la sua partenza per le ferie la dice lunga sulle preoccupazioni che nutre il Quirinale. I mercati non credono più nemmeno a Tremonti e alla sua supposta capacità di mantenere il rigore economico. Semplicemente, i mercati giudicano il governo berlusconiano del tutto inadatto a gestire la situazione e premono per un ricambio veloce. Lo spread fra titoli tedeschi e italiani lo dimostra: le grandi banche stanno vendendo tonnellate di titoli pubblici italiani ed acquistano i bund tedeschi. Non ci può essere una dichiarazione di sfiducia più chiara nell’attuale governo italiano. Il terzo polo e la sinistra vorrebbero giustamente evitare di giungere ad una situazione greca o spagnola e spingono perché la Lega molli finalmente il Cavaliere.

COSA FARÀ MARONI. Attorno al ministro degli interni Roberto Maroni sta ruotando un’aggregazione di forze che spingono verso la sostituzione di Silvio Berlusconi. Proponendo a Maroni il premierato sarebbe più facile spingere la Lega fuori dall’orbita, oramai disastrosa, del centro-destra. Il ministro degli interni oramai è convinto che la situazione attuale del governo è compromessa e sta tessendo la sua tela in accordo – pare – con lo stesso leader Umberto Bossi per una maggioranza provvisoria che porti il Paese a nuove elezioni. Ma l’essenziale è mettere da parte il magnate di Arcore, l’”uomo della provvidenza” (secondo don Verzè) che sta portando il Paese al disastro.

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