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Crisi economica. Ma ora il Governo se ne deve andare a casa

ROMA – Oggi Berlusconi riferirà alla Camera dei deputati sulla pesantissima crisi economica che sta attanagliando, in particolar modo, l’Italia. Ma non ci sarà bisogno di ascoltare direttamente le sue parole per sapere quello che dirà. La crisi è internazionale, ha colpito tutti i Paesi, l’Italia non poteva esserne esente, noi abbiamo ereditato il debito pubblico dai governi di sinistra, abbiamo retto fino ad ora, il sistema ha retto fino ad ora, il governo si è dimostrato capace ed unito, ora andiamo avanti fino al 2013 per fare le riforme.

Parole inutili e, come sempre, false, che non riusciranno a convincere nessuno, tantomeno i mercati. Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti si sono dimostrati per quello che le persone intelligenti e avvedute sapevano da diciassette anni: del tutto incapaci di svolgere il compito che una minoranza di elettori ha loro inopinatamente affidato nel 2008, sul clamore di una maggioranza di centro-sinistra divisa ma che era riuscita a governare il Paese nonostante tutto. Ripetiamo: non si tratta soltanto di divisioni nella maggioranza, di formule politiche inadatte, del bisogno di assegnare maggiori poteri al premier (con Berlusconi, Dio ce ne scampi!) e via discorrendo. Si tratta esattamente di incapacità personali, di mancanza di autorevolezza e di carisma che non consentono a questi due personaggi di uscire dal loro ruolo di imprenditore e di avvocato tributarista.

Né Berlusconi, né Tremonti possono svolgere il ruolo cui gli italiani li hanno chiamati. Il primo per i motivi che tutti oramai conosciamo (è un imprenditore levantino, abituato a considerare la politica la sponda degli affari, ha problemi di “sexual addiction” che lo attanaglia fino al punto di trascurare gli impegni di governo, è culturalmente poco preparato, il suo carattere da palcoscenico gli impedisce di avere una caratura politica soprattutto a livello internazionale), il secondo per scarsa propensione a considerare gli interessi collettivi (ha un’impostazione avvocatizia, quindi di parte, scarsissima preparazione tecnico-economica, ideologicamente avverso a qualsiasi provvedimento che possa favorire la maggioranza dei cittadini e quindi il benessere collettivo, ha un carattere difficile e non adatto alla comprensione delle ragioni degli altri, è fumoso nell’esposizione quindi inadatto a farsi comprendere, è fintamente acuto e falsamente colto). Inutile girare intorno alla questione. Oramai i mercati e la politica internazionale credono poco in loro e questo incide pesantemente sulle valutazioni che ne traggono. La conseguenza è che, contrariamente a quanto ritiene l’autorevole economista Giacomo Vaciago e lo stesso Pdl, qualsiasi alternativa a questo governo potrebbe rappresentare un respiro di sollievo, soprattutto se a presiedere una nuova maggioranza fosse chiamato un uomo stimato come Mario Monti, meglio ancora Mario Draghi. Oppure, adottare la soluzione spagnola, dove un onesto e non privo di meriti Josè Luis Zapatero, ammettendo la sua incapacità a contrastare la crisi, ha deciso per le elezioni anticipate e per il pensionamento personale anticipato.

Ecco cosa ci vorrebbe per l’Italia: il pensionamento per Silvio Berlusconi e per Giulio Tremonti. Loro non hanno bisogno di un vitalizio, certo, ma di riposo forzato, lontani da una missione – quella di governare un Paese complesso come l’Italia – che non hanno saputo assolvere, portando il sistema sull’orlo del baratro. Stiano pure sicuri: non saranno dimenticati così presto per tutti i disastri che sono stati in grado di apportarci.

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