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Crisi economica. Ora forse gli italiani capiranno a chi hanno affidato il Paese

ROMA – Si doveva arrivare a questo punto, al rischio default per l’Italia prima di comprendere la totale incapacità dei governi Berlusconi di gestire un Esecutivo? Migliaia di atti e di dichiarazioni, i bunga bunga, le inchieste giudiziarie, una politica economica di classe, intesa unicamente a salvaguardare i suoi interessi e quelli dei ceti affluenti, privando i lavoratori di una normale progressione economica, non sono stati sufficienti per capire?

No, evidentemente. Gli elettori del centro-destra, quelli che ancora in questi giorni ritengono inevitabile la crisi finanziaria, perché essa si colloca in uno scenario mondiale (è questo il refrain che, con oramai poca convinzione, stanno ripetendo i vari Cicchitto, Tremonti ed altri gerarchi berlusconiani), stanno forse aprendo gli occhi e comprendendo che non è proprio così. Tre anni di disastrosa amministrazione della cosa pubblica da parte di Berlusconi e di Tremonti, nella loro disperante quotidianità fatta di incapacità e di indecisioni, dimostrano come sarebbe stato possibile arginare i marosi della crisi, portando il sistema economico italiano in un era di riforme eque e condivise, ancorché contrastate dalla crisi internazionale.

Per due anni, i responsabili del disastro hanno ripetuto (ma Berlusconi lo ha fatto anche martedì in Parlamento) che la crisi non c’era, che tutto andava bene nell’orizzonte italiano e che quindi non c’era bisogno di alcun intervento straordinario. Ricordate le “finanziarie light” di Tremonti del 2009 e 2010? Erano tutto il contrario di quanto gli evidenti segnali internazionali indicavano di fare e di quanto suggerivano le organizzazioni come l’Ocse, il Fmi e la stessa Unione europea. Berlusconi non ha capito, Tremonti non ha capito, insieme non hanno saputo prendere alcuna decisione di medio-lungo periodo, insistendo con provvedimenti non ripetibili (condono fiscale, scudo e via discorrendo), rendendo inevitabile l’erosione del gettito fiscale con i favori accordati o ripristinati all’immensa platea dell’evasione. Nello stesso tempo, si mandava in soffitta definitivamente la concertazione inaugurata da Carlo Azeglio Ciampi nel lontano 1993, sperimentando esattamente il suo contrario, cioè la contrapposizione con i sindacati ribelli e la divisione del fronte dei lavoratori, salvo accettarne il ripristino, ordinato con la voce grossa dalla Confindustria di Emma Marcegaglia.

Ora che la situazione sembra sull’orlo del baratro, non c’è altra strada che costringere alle dimissioni Berlusconi e la sua variopinta sequela di ministri incompetenti, per agevolare la formazione di un Governo politico con una maggioranza parlamentare allargata al terzo polo e alla sinistra, che sia in grado di prendere rapidamente quelle decisioni che gli attuali esponenti del Pdl e della Lega non sono in grado di prendere. Prima che lo Stato italiano dichiari il default, cioè l’impossibilità di onorare il proprio debito con cittadini e investitori istituzionali, gli stessi elettori berlusconiani devono riconoscere il loro errore e archiviare per sempre l’avventura politica dell’imprenditore brianzolo.

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