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Il crollo dei mercati. Trichet sferza l’Italia ma non compra i suoi titoli

Gli operatori milanesi mettono l’accento sull’immobilismo del Governo, incapace di prendere qualsiasi decisione. A pesare sulle quotazioni anche la decisione di Trichet di acquistare soltanto titoli portoghesi e irlandesi

ROMA – La Borsa di Milano ha chiuso ieri con perdite superiori al 5%. Dall’inizio dell’anno, la capitalizzazione di borsa delle imprese italiane ha subito un perdita superiore ai 12 miliardi di euro. Fiat e titoli bancari sono particolarmente colpiti dalle ondate di vendite e nessuno è in grado di asserire che, nei giorni prossimi, ci sarà un’inversione di tendenza. Al contrario, le prospettive non sono per niente rosee.

Ad aggravare la situazione, ieri, è arrivato l’annuncio da parte della Banca centrale europea che non avrebbe acquistato titoli italiani ma soltanto quelli portoghesi e i irlandesi per immettere liquidità nel sistema. Questa decisione ha suscitato lo sconforto degli operatori di Piazza affari che speravano in un programma di acquisti rivolti anche ai titoli di Stato italiani, il cui spread con quelli tedeschi è schizzato immediatamente alla soglia di 390 punti base.

LA GIORNATA DI BORSA. “È stata una delle giornate più deliranti dei miei 25 anni di attività. Oggi non si vendono solo le banche: oggi si vende tutta l’Italia. Le parole di Berlusconi non hanno frenato la speculazione” ha confidato alle agenzie di stampa un operatore anziano della Borsa di Milano. Ed è proprio sul Governo che puntano il dito molti degli operatori. “La mancanza di un piano di azione concreto e dettagliato potrebbe deludere le aspettative degli investitori” scrive nel suo report Unicredit, una delle banche più grandi del Continente e più soggetto alle vendite, sottolineando l’estrema genericità del programma di azione dell’Esecutivo, soprattutto per quanto riguarda le privatizzazioni e la riforma del mercato del lavoro.

CRITICHE AL GOVERNO. Ma oramai le critiche all’immobilità e all’incapacità del Governo sembrano generali. Un particolare specifico veniva fatto notare ieri fra analisi ed operatori economici: il progressivo avvicinamento del nostro Paese alla Spagna, dimostrato da un uguale spread nei confronti dei bund tedeschi. “L’Italia è ormai considerata come la Spagna – commenta un analista di una primaria banca italiana -: da noi pesa la situazione politica. La scelta di Zapatero di andare alle elezioni dimostra che la classe politica è disposta a cambiare, sono state varate delle riforma per migliorare il mercato del lavoro mentre in Italia c’è una situazione di stallo”. Con un debito pubblico pari a 1.900 miliardi di euro e una crescita che non supera l’1%, si tratta di un lusso che non ci possiamo permettere.

BERLUSCONI E TREMONTI NEL PALLONE. Insomma, l’impressione generale che i mercati hanno è che l’attuale compagine governativa non sarà mai in grado di operare con rapidità e precisione, adottando decisioni in grado di invertire la rotta. Particolarmente sotto accusa è l’ultima manovra finanziaria che, invece di avviare riforme immediate, le ha procrastinate al 2014, prevedendo per quella data il pareggio obbligatorio del bilancio pubblico. Sono in molti ad aver visto in quella decisione una sorta di dichiarazione di impotenza, che ha finito per screditare ulteriormente il ceto di Governo del nostro Paese.

TRICHET SFERZA L’ITALIA. Anche a livello europeo si condivide l’analisi dei mercati. Ieri Jean-Claude Trichet, dopo la riunione dell’Eurotower, ha chiaramente sottolineato come sia necessario per l’Italia “che si facciano riforme strutturali e molto rapidamente”. D’altronde, ha ribadito Trichet, il saggio crescita del nostro Paese è da lungo tempo sotto le sue potenzialità. Poi, un riferimento da parte dei giornalisti alle ragioni per cui è stato deciso di non acquistare titoli di Stato italiani e spagnoli ha prodotto la reticenza del presidente della Bce, che non ha voluto ribadire come questa decisione non sia stata presa all’unanimità nel consiglio direttivo della Banca centrale, segno dell’esistenza di divergenze di vedute fra i suoi membri in una situazione che si fa ogni ora più difficile.

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