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Manovra economica. Rivolta nel centro-destra: ricchi ed evasori non vanno toccati

Manovra destinata ad essere modificata in Parlamento. Il premier assicura che il contributo di solidarietà ci sarà, tenendo però conto dei carichi familiari. Non sarà modificato il massacro dei dipendenti pubblici, moderni pellerossa soggetti ad una pulizia etnica

ROMA – Avete presente il decreto legge, appena entrato in vigore, contenente le norme della manovra economica? Beh, scordatevelo. Già, perché il marasma nella maggioranza e la debolezza politica del ministro Tremonti sono tali che, dopo il passaggio parlamentare (il 22 al Senato e, dopo, alla Camera con la solita fiducia blindata), probabilmente ben poco rimarrà delle decisioni prese dal Consiglio dei ministri prima di ferragosto.

TUTTI CONTRO TREMONTI. Uno dei principali elementi di novità che il berlusconismo ha introdotto nel nostro sistema (insieme alla pervicacia nell’emanare leggi dirette a salvare dalla galera il premier), infatti, è la capacità, davvero inusitata, di emanare leggi cui tutti, ma proprio tutti, compresa la maggioranza che le ha approvate, sono contrari. È la destra, bellezza! In questo caso, poi, non potrebbe essere più visibile il drammatico isolamento del ministro Giulio Tremonti, dalla cui fervida fantasia tributarista quella manovra, destinata ad essere martoriata, è uscita. Tanto che non si comprende come possa rimanere ancora un minuto sullo scranno di Quintino Sella, una volta compreso che ad alimentare lo scontento nella stessa maggioranza è il premier in persona.

LO SQUILIBRIO. Anche all’interno della destra ci si è convinti che se la manovra venisse approvata così com’è, non solo salterebbe il poco rimanente consenso che il governo ha nel Paese ma salterebbe tutto intero il Paese. I forsennati tagli agli enti locali e alle Regioni non consentirebbero più letteralmente la normale gestione delle attività che la Costituzione e la legge federalista voluta dalla Lega impongono loro. Bossi e la Lega – che oramai sono diventati il vero partito di maggioranza relativa, capace di imporre qualsiasi decisione a Berlusconi – non vogliono che siano toccate le pensioni e nemmeno che aumenti l’Iva (sono contrari i commercianti, altro loro serbatoio di voti).

CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ. Ma ciò su cui le divisioni nel centro-destra appaiono più forti è il “contributo di solidarietà” che la manovra prevede per i redditi superiori ai 90 mila euro. Paladini di questa campagna poujadista sono “Il Giornale” e “Libero”, attenti come non mai a far sì che i ricchi e i benestanti non siano toccati dai sacrifici, per scaricarli tutti interi sugli statali (con il massacro dei kulaki), i dipendenti a basso reddito, gli invalidi e i malati. Ieri, però, Berlusconi ha ribadito che il contributo ci sarà, magari depurato dei carichi di famiglia. Ovvero, chi guadagna più di 90 mila euro l’anno (559 mila persone, per lo più dipendenti-dirigenti o manager), si vedrà decurtare l’aggravio di imposta annuale (circa tremila euro) in ragione di moglie e figli minorenni a carico.

STATALI DECIMATI. Naturalmente, nessuno, ma proprio nessuno, nel centro-destra ha speso una parola in difesa dei dipendenti statali (poco più di 3,5 milioni di cittadini), che risultano essere oramai il bersaglio fisso del furore ideologico della destra brunettiana e tremontiana. Il vero scandalo di una maggioranza classista e incapace di ragionare almeno nei termini di una “equità minima”. Ieri il “Corriere della sera” (un quotidiano non certo solidale, per tradizione, con i dipendenti pubblici) ha pubblicato la nobile lettera di un impiegato del ministero degli interni che protestava contro questo accanimento eutanasico. Con 1.500 euro al mese di stipendio, conscio di fare ogni giorno il suo dovere con la competenza necessaria richiesta dal suo incarico, il lettore si chiedeva quale fosse la ragione della furiosa ostilità del governo contro di lui e i suoi colleghi. Una domanda che sorge spontanea. I dipendenti statali, compresi gli insegnanti, il cui comparto è stato privato di 8,5 miliardi di euro nel 2008, hanno dovuto accettare il blocco degli stipendi e della contrattazione fino al 2014, quindi hanno subito una decurtazione reale di salari e stipendi non inferiore al 10% in tre anni (contando un’inflazione reale del 3,5% l’anno). Ora la sanguinolenta manovra ha ritenuto “equo” privarli perfino della tredicesima, qualora gli uffici da cui dipendono non rispettino gli impegni di riduzione del budget loro assegnato. Per conseguenza, si potranno verificare casi di dipendenti che non riceveranno la tredicesima mensilità sotto Natale soltanto perché il loro dirigente ha colpevolmente sforato le spese, magari rubando o intascando mazzette dai propri fornitori!

RESPONSABILITÀ OGGETTIVA. In altri termini, un caso di responsabilità oggettiva che, a livello penale è impensabile, ma anche a livello civilistico è ammessa dalla legge soltanto in determinati e tassativi casi (ad esempio, quando il danno viene prodotto da un minore o da un incapace). Ora lo si introduce come ulteriore punizione per gli impiegati statali, che mai e poi mai, quando decisero di tentare il “colpo” di un concorso pubblico, potevano immaginarsi che un giorno sarebbero diventati carne da macello, cioè una categoria verso la quale riversare il ludibrio e le pene sociali, mentre evasori e “scudati” stappano l’ennesima bottiglia di Dom Perignon inneggiando al loro tributarista di fiducia.

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