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Ilva Taranto. Uniti dallo stesso destino: l’inquinamento

TARANTO – E’ da qualche giorno che diversi tarantini protestano per l’emissione in atmosfera di sostanze tossiche, provenienti dalle raffinerie Eni di Taranto. Diossine, Ipa, Nox, Benzene, So2, NMVOC, cadmio, arsenico, nichel. Ma  l’aria puzza più del solito.

I responsabili, quelli di sempre: Eni ed Ilva, entrambi soggetti alla normativa “Seveso bis/ter” , ma in totale assenza di un  piano di emergenza esterno aggiornato,  che tuteli la popolazione da eventuali incidenti . Il rapporto di sicurezza di Eni raffineria, non è stato ancora validato dal CTR (Comitato Tecnico Regionale), l’organo di controllo che svolge le istruttorie sui Rapporti di Sicurezza, di cui il Comune è anche elemento titolare: il piano di emergenza esterno non risulta ancora completo.

Riascoltiamo per la situazione dell’Ilva Fabio Matacchiera, ambientalista di lungo corso e rappresentante per il Fondo Antidiossina. Nel gennaio del 2011 fece  analizzare mitili di fondo nel Mar Piccolo: in quell’occasione  rilevò una presenza di PCB e Diossine superiore ai limiti, 13,5 picogrammi di PCB e Diossine nelle cozze pescate sui fondali, con punte di 17-18, a fronte di un limite di 8 picogrammi. A distanza di mesi, la conferma dell’Arpa puglia. Fabio Matacchiera ci spiega come il problema  per il grande stabilimento siderurgico non siano solo le emissioni controllate, anzi:  la maggior parte di queste non fuoriescono dai 200 camini, e né attengono a quel solo camino campionato, il famoso  E312, che  più vicino minaccia l’agglomerato urbano.  “ Le emissioni raccolte sono quelle al mattino, solo alcune volte l’anno, solo per otto ore e dietro preavviso.  A meno di una maggiorazione di inieizioni di carboni, che possono abbattere la diossina.” Tutto questo mentre fumi neri e vapori colorati fuoriescono da aree non censite e il carboncoc incandescente si immette nell’aria aperta. Cittadini contro mega impianti, ma non solo:  il Noe, nucleo operativo ecologico  dei Carabinieri  di Lecce,  e  la Procura di Taranto, con i tre P.M  Sebastio, Argentino e  Buccolieri  che non se la sono sentita di mandare al GIP  Todisco la richiesta di sequestro. Si dovrà aspettare quindi la fine delle indagini preliminari dei periti, che avverrà nel febbraio 2012.

“ Per ora stiamo raccogliendo dati sul latte materno, che verranno pubblicati ad ottobre”.  Conclude così Matacchiera, e non ci anticipa nulla di quanto già immaginiamo.
In base a quanto previsto dall’art.50 comma 5, su “Competenze del sindaco e del Presidente della Provincia” e dall’art.54 comma 2, “attribuzioni del sindaco nei servizi di competenza statale”  del Decreto legislativo 267/2000, il Sindaco ha l’onere di garantire la tutela della salute pubblica:  legislazione che evidentemente il primo cittadino deve ignorare.

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