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Manovra. Maggioranza sempre più nel caos. Berlusconi: “Via tutte le province”

Litigano su tutto. Berlusconi ricatta la Lega ma afferma che troveranno la “quadra”. Dovrebbero andarsene a casa e invece lasciano il Paese marcire con la disoccupazione giovanile più alta d’Europa

ROMA – Il premier vuole trovare un accordo con Bossi minacciandolo: “Se non cedi sulle pensioni allora aboliamo tutte le province”. Questo l’avvertimento che Berlusconi ha lanciato al suo “fedele” alleato, restio a cedere sulla stretta sulle pensioni, suo vecchio cavallo di battaglia. Mentre l’inadeguato Angelino Alfano cerca di mediare, è oramai una guerra di tutti contro tutti dentro la maggioranza.

ABOLIAMO LE PROVINCE. È stato il Colle a suggerire a Palazzo Chigi un intervento più radicale sugli enti intermedi. “Meglio un intervento radicale che parziale” avrebbero suggerito i tecnici del Quirinale in rappresentanza del Capo dello Stato. Berlusconi ora vorrebbe prendere la palla al balzo per mettere Bossi con le spalle al muro. L’alternativa ad una stretta sulle pensioni di anzianità è proprio quella: l’abolizione completa delle province, che peraltro era nel programma elettorale del centro-destra. Ma sul progetto ieri c’è stato il “no” deciso dell’Upi (Unione delle province italiane”). L’istituzione che raggruppa le provincie italiane ritiene necessario “stralciare gli articoli 15 e 16 che prevedono l’accorpamento di Province e piccoli Comuni”, perché c’è il fondato rischio “che una volta che la norma venga approvata sia impugnata dalle Regioni di fronte alla Corte Costituzionale per incostituzionalità”. Al contrario, il presidente dell’Upi ha addirittura sottolineato la necessità di aumentare il numero dei consiglieri provinciali, che ora possono oscillare fra un numero di 10-18 e invece dovrebbero arrivare a 20-28. Insomma, un aumento di spesa per la casta locale.

DISPERATI TENTATIVI DI ALFANO. Ieri Angelino Alfano ha cercato di mediare, come si è detto, appellandosi al libro sacro. “Il testo della manovra non è il Vangelo” ha suggerito ai frondisti del Pdl che vogliono modificare radicalmente le decisioni di Tremonti. Fabrizio Cicchitto è stato un po’ più deciso con gli alleati del Carroccio, asserendo che le pensioni “non possono restare fuori dal confronto” e che le province dovrebbero essere “abolite tutte” oppure tanto vale lasciare tutto com’è. Colpi di mortaio dal bunker assediato di Palazzo Chigi verso i rivoltosi nordisti.

DOV’É TREMONTI. In tutto questo fracasso e scontri fra trincee, il superministro economico brilla per la sua assenza. Fonti interne al centro-destra lo danno in sano relax fra le sue montagne del Cadore e non ha nessuna intenzione di scendere a valle. Già questo è significativo dell’inadeguatezza di una maggioranza di governo, che non riesce ad avere un ministro economico in grado di condurre le trattative per non vedersi stravolgere il proprio testo in Parlamento. Ma l’atteggiamento di Tremonti indica anche l’irresponsabilità del governo: una manovra dalla quale dipende il destino economico a breve dell’Italia viene lasciata nelle mani di plenipotenziari senza potere, persone come Angelino Alfano al suo debutto come novello Aldo Moro.

GIOVANI SENZA LAVORO. Mentre la maggioranza si trastulla nel modo descritto, ieri la Confartigianato ha lanciato il grido di allarme: l’Italia è il Paese dove c’è la più estesa disoccupazione giovanile d’Europa. Sono 1.138.000 gli under trentacinquenni senza un posto di lavoro, pari al 29,6% di tasso di disoccupazione (la media europea è al 21%). Particolarmente critica la situazione nel Meridione: Sicilia, Campania e Basilicata guidano la classifica, con tassi di inattività giovanile prossimi al 30%. Anche per questi motivi la Cgil ha proclamato lo sciopero generale del 6 settembre, contro una manovra economica che si disinteressa totalmente della situazione drammatica sul mercato del lavoro. Naturalmente, contrari la Cisl e la Uil. Al solo sentire la parola “sciopero” a Bonanni e Angeletti viene l’orticaria.

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