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Il governo isola Tremonti e stravolge la manovra. “Ora se ne può anche andare”

Lunedì incontro decisivo fra Berlusconi e Bossi per una nuova manovra economica. Salvi i piccoli comuni e le province, nessun ritocco delle pensioni, aumento dell’Iva. Insomma, tutto il contrario di quello che voleva il superministro economico

ROMA – La maggioranza che aveva approvato all’unanimità l’ultimo decreto economico scritto dal superministro Giulio Tremonti ora è pronta a modificarlo radicalmente. Diciamo che il ministro è stato messo in condizioni di non nuocere. La manovra di accerchiamento è stata studiata a tavolino dal segretario del Pdl Angelino Alfano e dal ministro degli interni Roberto Maroni, con il coordinamento dall’alto del premier Silvio Berlusconi. Il risultato, che sarà sancito lunedì mattina da un incontro al vertice fra Berlusconi e Bossi, alla presenza di Tremonti, è una sconfessione vera e propria delle decisioni imposte dal superministro.

TREMONTI ISOLATO. Le quotazioni del tributarista di Sondrio non sono mai state così basse. Per calmare i mercati, a ferragosto la maggioranza approvò all’unanimità il decreto tremontiano, fornendo in modo mistificante un’immagine di rigore. Tagli su tagli agli enti locali, al sistema del welfare e clausole di salvaguardia-tagliole nel caso i risparmi non si ottenessero. L’azione truffaldina ha sortito un qualche effetto, soprattutto sulle quotazioni dei nostri titoli di Stato rispetto ai Bund tedeschi (stabilizzatosi lo spread intorno a 290 punti base). Ma era soltanto un giochetto. Subito dopo sono partite le cannonate alzo zero sulla filosofia stessa della manovra, prima dai mortai di Guido Crosetto e Antonio Martino (i superliberal del Pdl), poi dalla stampa di partito (“Il Giornale” e “Libero”), infine dalla Lega, che ha oramai abbandonato al suo destino il vecchio sodàle delle scorpacciate alpine.

L’EFFETTO A TENAGLIA. Dell’originaria manovra dell’inquilino di via XX settembre dovrebbe rimanere ben poco. I tagli ai piccoli, comuni, che nell’impianto originario erano costretti ad associarsi e a condividere servizi e spese con quelli confinanti, non ci saranno. Il sottosegretario Gianni Letta è stato più che convincente ieri di fronte alla protesta dell’Anci: “Sarò il vostro portavoce, certo sicuro e determinato, delle vostre istanze. Sarò la vostra voce presso il Cdm, il premier Berlusconi e i gruppi parlamentari. Voi siete la forza del nostro Paese, continuate così”. Per tutti i municipi che non raggiungono i 5 mila abitanti non ci sarà, quindi, alcun cambiamento, quindi nessun risparmio per lo Stato. Il taglio ai costi della politica possono essere rimessi nel capiente baule delle pie illusioni.

ORA TREMONTI SE NE PUÒ ANCHE ANDARE. Il tutto è stato suggellato dal premier in persona che, ai suoi intimi, avrebbe confidato. “L’accordo con la Lega è pronto. Se a Giulio non va bene, quella è la porta”. Il casus belli potrebbe essere rappresentato dall’aumento dell’Iva. Uno dei punti dell’accordo, infatti, è non toccare le pensioni di anzianità e i piccoli comuni, in cambio di un aumento dell’imposta indiretta. Il suo aumento di un punto percentuale farebbe incassare una cifra superiore ai 6 miliardi. Tremonti è contrarissimo, così come su tutti gli altri punti dell’accordo con la Lega. Ma oramai i suoi margini di manovra sono ridotti al lumicino. L’aria che tira nel Pdl la riassumono questa mattina due dichiarazioni di Sandro Bondi e Gaetano Quagliarello. Il primo: “Oramai Tremonti, per il Pdl, non è più una risorsa ma un problema”. Il secondo: “Tremonti dovrebe capire che non può fare tutto da solo”. se non è un “amen” è qualcosa che gli assomiglia molto.

UN MINISTRO INCONCLUDENTE. L’inquilino di via XX settembre dovrebbe trarne le conclusioni e dimettersi. Anzi, l’avrebbe dovuto fare già da un anno, una volta constatata la sua incapacità di gestire la crisi e di predisporre manovre che non si fondino su condoni e scudi fiscali. Ma il personaggio è così; ritiene di essere il migliore del pianeta, con relazioni altolocate a livello europeo. Lui sta cercando di convincere la “sua” maggioranza che una nuova manovra (perché di questo si tratta, in sostanza) potrebbe non essere approvata da Bruxelles. Si tratta dell’ennesima mistificazione, perché all’Ue ciò che importa sono i saldi, non come ci si arriva. Insomma, lunedì il governo degli incapaci potrebbe perdere il suo membro più autorevole. Sicuramente nessuno lo rimpiangerà. 

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