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Venezia 68. Leone d’oro alla carriera per Marco Bellocchio

LIDO DI VENEZIA (dal nostro inviato) –  Stasera in Sala Grande  Marco Bellocchio, ha ricevuto dalle mani di Bernardo Bertolucci, il Leone d’oro alla carriera. Parole affettuose che suonavano sincere da parte dei due grandi del cinema, ispirate dalla saggezza di chi la vita l’ha attraversata per tanti decenni. 

Bertolucci, pur in sedia a rotelle, aveva un viso radioso e non di circostanza. “Veniamo da due città vicine – ha raccontato il regista di   ‘Ultimo tango’ – Parma e Piacenza, diverse tra loro per storia e cultura. Marco è stato più appassionato del cinema free inglese, io della nouvelle vague. Ma entrambi abbiamo avuto brividi di psicoanalisi” Poi ha raccontato un aneddoto: “Anni fa all’Accademia di Brera sono stato avvicinato  da una persona adorante del pubblico, che mi ha detto: ‘ la seguo da sempre, dai tempi dei ‘Pugni in tasca’” . Risata generale tra i presenti in Sala Grande perché il film è il capolavoro di Bellocchio.  Bertolucci conclude: “Magari fossi stato capace di esprimere la stessa rabbia!”».
Marco Bellocchio il discorso, breve e interessante, ha preferito appuntarselo. Riprendendo proprio il tema della rabbia ha esordito: “Quando mi chiedono dove sia finita la mia rabbia,  rispondo che sono un  ribelle moderato. Un ribelle che ha rinunciato alla violenza. Le mie immagini sono cambiate perché la mia vita è cambiata, ma ho conservato una naturale inclinazione per chi è oppresso. La libertà è la cosa più preziosa per un artista: la libertà d’immaginazione”  Quella libertà, ha precisato il regista, che obbliga a rifiutare i luoghi comuni  che “ si devono  ai compagni se non si vuole essere considerati reazionari’’,  il coraggio cioé di non conformarsi.   La mattina ai giornalisti Marco Bellocchio aveva detto: “Sono ancora di sinistra, antiberlusconiano, ma si può essere di sinistra in molte maniere”
La serata era stata aperta dal corto di Pietro Marcello che ripercorreva la vita di Marco Bellocchio. Ha seguire il film “In nome del padre” del 1971, che Marco Bellocchio ha rivisitato in una versione lievemente più essenziale.  Infine  la conclusione a notte con una festa per il maestro sulla spiaggia dell’hotel Excelsior.

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