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Bankitalia: i giovani, tra inflazione e crescita

Dal 1999 la Banca d’Italia e il quotidiano Il Sole 24 Ore conducono un’indagine trimestrale sulle aspettative di inflazione e crescita.
 Il campione è di norma composto da circa 500 imprese con 50 addetti e oltre, attive nei principali settori dell’economia,  con esclusione dell’agricoltura e delle costruzioni, nei mesi di marzo, giugno, settembre e dicembre.

I risultati sono riportati  in un articolo pubblicato su Il Sole – 24 Ore, e le tavole statistiche di dettaglio ed un breve commento economico pubblicate sul sito Internet della Banca d’Italia. Ma in un mercato finanziario, che attende le “trimestrali” aziendali come massimo orizzonte temporale possibile, anche un semplice discorso  del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, in un discorso dal titolo “Giovani e crescita”, può fare testo. 
Priorità è uscire dalla stagnazione. “Uscire dalla stagnazione riavviando lo sviluppo con misure strutturali è oggi una priorità assoluta della politica economica nel nostro paese”, ha detto Draghi,  “Occorre rimuovere una serie di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all’attività economica, definire un più favorevole contesto istituzionale per l’attività delle imprese, promuovere una maggiore accumulazione di capitale fisico e di capitale umano”. Negli ultimi 10 anni, l’Italia, terza della zona euro e quella con il debito più alto debito in rapporto al Pil dopo la Grecia, ha registrato uno dei tassi di espansione più bassi tra i paesi europei.  E dopo S&P e Moody’s , anche Fitch ha deciso il taglio del rating sovrano del nostro Paese: Il taglio, spiega l’agenzia in una nota, «riflette l’aggravarsi della crisi dell’Eurozona con un notevole choc economico e finanziario che ha indebolito il profilo del rischio sovrano del’Italia». 
Le difficoltà dei giovani gravano sulla crescita – “La bassa crescita dell’Italia negli ultimi anni è anche riflesso delle sempre più scarse opportunità offerte alle giovani generazioni di contribuire allo sviluppo economico e sociale con la loro capacità innovativa, la loro conoscenza, il loro entusiasmo.”

Draghi osserva è necessario “favorire i processi di riallocazione dei lavoratori tra imprese e settori” e “ridurre il grado di segmentazione del mercato del lavoro”. Bisogna intervenire per ridurre la divisione tra settori protetti e non protetti, modificando la regolamentazione delle diverse tipologie contrattuali ed estendendo la copertura degli istituti assicurativi.  In questo modo sarà possibile “riequilibrare le opportunità occupazionali e le prospettive di reddito, oggi fortemente sbilanciate a favore delle generazioni più anziane”. Un fattore cruciale di competitività è lo stock di capitale umano, che osserva Draghi “oggi è inferiore in quantità e qualità rispetto ai paesi con cui competiamo sui mercati” e per incrementare il quale “è indispensabile proseguire nell’azione di riforma del settore dell’istruzione”.  Ma vediamo i numeri e che percezione se ne ha dall’altra parte dell’ Oceano, dal momento che  molte grandi banche Usa, tra cui la Goldman Sachs e la Morgan Stanley, hanno in cassaforte montagne di titoli di stato di diversi paesi europei “a rischio”.  Goldman Sachs, dall’alto della sua Goldman Sachs Tower, quota al ribasso la crescita economica nella zona euro, a causa della crisi dei debiti sovrani: l’Italia che segnerà una contrazione dello 0,4% nel 2012. «Ci aspettiamo una lieve recessione nella zona euro all’inizio dell’anno prossimo. Ma mentre i paesi centrali della regione vedranno un ritorno alla crescita nella prima metà del 2012, quelli periferici continueranno ad indebolirsi», spiega la Banca Usa. Nel 2011 l’Eurozona vedrà una crescita dell’1,6% ma nel 2012 il Pil dell’area segnerà un risicato +0,1%. Nel dettaglio, la crescita della Germania crollerà da un +2,8% nel 2011 ad un +0,6% l’anno prossimo, quella della Francia da +1,6% a +0,2% mentre la crescita dell’Italia, sempre l’anno prossimo, subirà una contrazione dello 0,4% dopo il +0,8% di quest’anno.

Anche il Pil della Spagna vedrà una contrazione dello 0,4% dopo un +0,7%. 
E i giovani, per tutta risposta, inscenano un flash-mob in Via Nazionale, a Roma, davanti alla sede della Banca d’Italia:  hanno portato una riproduzione in formato gigante della missiva scritta dal presidente uscente Jean-Claude Trichet e una maxi-busta indirizzata alla Bce. per farla restituire dal governatore di Bankitalia, che dal 1 novembre prossimo,  diventerà il numero uno dell’Euro Tower a Francoforte, al posto di Trichet. In un volantino firmato dai giovani comunisti, “gli indignati” invitano a scendere in piazza per manifestare contro la crisi e il governo Berlusconi anche il 15 ottobre: “L’Italia non è in vendita” e “Noi  la crisi non la paghiamo!”, questi gli slogan. Ma hanno anche delle proposte “alternative” per uscire dalla crisi: “finanziare l’istruzione pubblica”, “tagliare le spese militari “e “colpire speculatori, banche e Vaticano”.

 

 

 

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