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Imposta patrimoniale e programma straordinario per l’occupazione giovanile: una risposta alla crisi del debito

Mentre Berlusconi si trastulla con le sue deputatesse e Tremonti con i suoi arabeschi ideologici, l’Italia sta sprofondando in una crisi dalla quale sarà difficilissimo uscire. Negli ultimi dieci anni, nei quali la destra ha governato per otto, come denuncia Vincenzo Visco, l’avanzo primario del bilancio pubblico (il surplus senza contare il pagamento degli interessi del debito, che nel 2000 era pari al 5,7% del PIL) è stato totalmente azzerato. Se la destra avesse veramente saputo “mantenere i conti in ordine”, ora ci troveremmo con un rapporto deficit/Pil pari all’85% e non al 121%.

Nonostante l’evidenza di questo disastro, il governo degli incapaci continua a prendere tempo e a sottolineare che “non tengo dinero”, che l’unica cosa possibile è fare un decreto per lo sviluppo a costo zero. Eppure una soluzione ci sarebbe, come suggerito da più parti: una imposta sui grandi patrimoni, compresi quelle delle imprese, della durata di tre anni. Potrebbe fruttare circa cinque miliardi all’anno. Nello stesso tempo, si dovrebbe abbassare la quota dei pagamenti in contanti ai 100 euro già previsti dal governo Prodi, incrementando i controlli sul territorio per commercianti e liberi professionisti per recuperare risorse dall’evasione (circa 120 miliardi all’anno: sarebbe già molto recuperarne il 10%). Con questa massa di denaro, si potrebbe al contempo abbassare il livello dell’indebitamento e destinare il restante ad un fondo per un piano straordinario di occupazione giovanile: incentivi alle imprese per assunzioni a tempo indeterminato, salari di ingresso (soprattutto nell’apprendistato o negli stages, che ora sono la più infamante forma di sfruttamento di giovani laureati), corsi di formazione richiesti dal mercato, parziale fiscalizzazione degli oneri sociali. Un incremento dell’occupazione giovanile non solo produrrebbe effetti benefici sulla domanda aggregata, ma sterilizzerebbe i venti di rivolta delle giovani generazioni. Purtroppo, per adottare un tale programma ci vorrebbe un governo di persone capaci e lontane dal furore ideologico classista che anima il berlusconismo. Insomma, un’utopia.

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