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No Tav. Parte il corteo. Dopo 20 anni il governo non ascolta le istanze

GIAGLIONE (TORINO) – Dopo una notte trascorsa senza problemi, è iniziato il raduno a Giaglione del movimento No Tav che darà vita ad un corteo il cui arrivo è previsto vicino al  cantiere della linea ferroviaria ad alta velocità Toirno-Lione, alla Maddalena di Chiomonte. 

Al campo sportivo ci sono una cinquantina di persone e a tutti i pali sono state issate le bandiere del movimento con il simbolo dei treni crociati. Tra i primi manifestanti ad arrivare ci sono un gruppo dalla Toscana e alcuni francesi. Al ritrovo dei No Tav non ci sono forze dell’ordine.

Il Prefetto  ha interdetto alcune zone definite sensibili, dove è stato aumentato il numero degli agenti. Un provvedimento maturato dopo gli scontri che si sono verificati a Roma il 15 ottobre scorso durante la manifestazione degli Indignati.

Tuttavia, in questa vallata, le cose sono ben diverse. Il movimento No Tav è da almeno 20 anni che si sta battendo contro la nuova linea ad alta velocità Torino-Lione. Nel 2001 ci fu la prima grande protesta a Torino. Esattamente a gennaio, mese in cui Italia e Francia siglarono l’accordo per dar via all’imponente opera, che inevitabilmente provocherà un danno incalcolabile al territorio e alle popolazioni che vivono da anni in questi luoghi.
Nonostante alcuni esperti nutrano dubbi su questo progetto, nonostante molti ambientalisti e studiosi lancino un allarme su quanto potrebbero causare gli scavi a Venaus, il governo italiano continua imperterrito, ignorando completamente le istanze della popolazione locale. Insomma quest’opra s’ha da fare. Ancora viene da chiedersi a cosa servirò l’alta velocità, quando in Italia i treni, specie quelli che prendono i pendolari ogni giorno, sono degni di un paese del terzo mondo.

Il movimento No Tav non si arrende, e nel 2005 prova ancora a manifestare la propria contrarietà. Ma ancora nulla di fatto, i cantieri devono partire. Anzi, seguono le prime tensioni attorno all’area recintata di Venaus che culminano nei drammatici scontri dell’8 dicembre. Poche ore dopo lo sgombero a migliaia in corteo rioccupano i prati. Il 17 dicembre la protesta si sposta a Torino, quando 50 mila manifestanti dicono ancora no alla Tav. 
 Nel marzo del 2006, un anno più tardi, i No Tav sfilano ancora. Presidi, cortei, manifestazioni. E tutta questa mobilitazione viene completamente ignorata dal governo, ma anche da una piccola parte dell’opposizione, noncurante dei danni ambientali.

Nel 2010 ancora una volta i No Tav sfilano e si riaccendono gli animi. Nel 2011 l’estate si fa rovente:. I no Tav occupano l’area della Maddalena di Chiomonte, dove dovra’ essere scavato il tunnel geognostico propedeutico. Il 27 giugno all’alba lo sgombero e l’inizio della recinzione dell’area di cantiere fanno salire la tensione alle stelle. I manifestanti vengono respinti con il lancio di lacrimogeni e il getto degli idranti; decine i feriti, tra questi anche donne anziane.

Il 3 luglio amministratori e Movimenti no Tav organizzano altri due cortei a cui affluiscono migliaia di partecipanti. Quella domenica è tristemente ricordata come una guerriglia circoscritta.
E arriviamo ad oggi. Ennesima manifestazione in cui  ancora una volta il governo, piuttosto che ascoltare le ragioni di chi vive in questi luoghi, ignora  le istanze dei manifestanti e lo fa aumentando la repressione al fine di sedare qualsiasi forma di protesta. Una tattica strategica che non ha niente a che fare con uno stato  democratico. E forse l’Italia ha perso il significato di questa parola tanto decantata dai politici.

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