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Egitto, profughi eritrei obbligati con la tortura a firmare documento di rimpatrio volontario

ASWAN –  Un attivista umanitario ci ha chiamati stamattina da Aswan, in Egitto, dove ha sede un centro di detenzione gestito dalla polizia locale, la cui autorità di riferimento è il Ministro degli Interni.

Nella prigione di Aswan sono detenuti attualmente circa 300 profughi eritrei, in spaventose condizioni igieniche e sottoposti quotidianamente a trattamenti inumani e degradanti. Gran parte dei profughi proviene dai campi di prigionia gestiti dai trafficanti del nord del Sinai, dove hanno subito torture, sevizie e stupri. Questi profughi sono inoltre testimoni di omicidi perpetrati dai trafficanti nei confronti di alcuni loro fratelli, oltre che di atrocità ed estorsioni. Stamattina 118 ragazzi eritrei di fede cattolica sono stati convocati individualmente dalle guardie del carcere, che hanno chiesto loro di firmare documenti in cui accettavano il rimpatrio volontario. Quando i profughi hanno rifiutato, spiegando che in Eritrea sarebbero stati perseguitati e in molti casi assassinati, le guardie li hanno sottoposti a torture e pestaggi, obbligandoli a firmare. Gli eritrei di fede islamica non hanno subito lo stesso trattamento. Ora i giovani che hanno firmato sono in attesa di deportazione. Il Gruppo EveryOne, la ong Gandhi e la rete di organizzazioni internazionali per i diritti dei profughi subsahariani hanno trasmesso un appello urgente al Ministro dell’Interno della Repubblica dell’Egitto e alle ambasciate egiziane affinché i responsabili delle sevizie e dei pestaggi nei confronti dei 118 profughi siano puniti a norma di legge e venga concessa protezione internazionale ai prigionieri eritrei, secondo quanto prevede la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Il Gruppo EveryOne, la ong Gandhi e il network di Ong per i diritti dei profughi lanciano inoltre un appello urgente al Segretario Generale delle Nazioni Unite, all’Alto Commissario per i Rifugiati, all’Alto Commissario per i Diritti Umani, allo Special Rapporteur sulla Tortura e i Trattamenti Inumani e Degradanti, al Commissario dell’Unione europea per i Diritti Umani e alle agenzie internazionali che tutelano i diritti dei profughi affinché si avvalgano di tutti gli strumenti politici, giuridici e umanitari di cui dispongono per porre fine alle uccisioni, alle torture, ai pestaggi, alle detenzioni inique e alle deportazioni nei confronti dei profughi eritrei e subsahariani.

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