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Governo. Finisce l’era Berlusconi? Probabili dimissioni. Il numero magico è il 308

ROMA – Silvio Berlusconi deve aver lasciato Montecitorio sotto choc, mentre si precipitava con la coda tra le gambe nella  Sala del Governo dove lo aspetta una riunione straordinaria a cui partecipano i ministri Umberto Bossi, Giulio Tremonti e Roberto Maroni. “È chiaro ed evidente che c’è un problema di numeri, ora serve subito una riflessione per decidere sul da farsi”, sono le uniche parole che il premier ha pronunciato.

Sembra di assistere a una vera e propria resa dei conti, quelli che non sono arrivati a destinazione, visto che la ormai ex maggioranza può contare solo su 308 voti, rispetto ai 316 necessari, come ha dimostrato la votazione sul rendiconto generale dello Stato.
Un risultato piombato come macigno sul Capo del Governo, che fino a pochi minuti prima era sicurissimo di farcela. Eppure era fin troppo prevedibile che il governo, traditori o meno, avrebbe tirato queste somme che non lasciano molte interpretazioni se non quelle che richiamano alle “dimissioni immediate”, che l’opposizione di  aspetta come la manna dal cielo.  L’auspicio arriva dalle fila del Pd: “Berlusconi non ha più una maggioranza parlamentare. Se nella maggioranza c’è ancora qualcuno che ha a cuore l’Italia convinca Berlusconi a dimettersi subito. Se il premier non lo farà dimostrerà di essere un irresponsabile nei confronti del Paese”, afferma Anna Finocchiaro. Mentre per il capogruppo Idv alla Camera Massimo Donadi: “Se questo governo fosse un film, saremmo al ‘the end’. Berlusconi si faccia da parte e rimetta il Paese in condizioni di sperare. Il governo non esiste da tempo e non si capisce cosa stiano a fare ancora lì. È il momento di mettere da parte i pur legittimi interessi di partito o di posizione per dare all’Italia una maggioranza in grado di affrontare la crisi economica e dare risposte ai cittadini”.

Ma ad attendere con ansia l’evolversi di una situazione che ha raggiunto livelli insostenibili non sono solo i partiti di centro sinistra ma anche le diplomazie internazionali.
Non è soltanto la  fiducia a mancare, ma il segnale ancora più evidente è quello di scontentezza nei confronti di Berlusconi visto il numero elevato di astensionisti: ben 321.  Neanche le affermazioni del ministro della Difesa, Ignazio La Russa scalfiscono il clima liberatorio che sta dilagando nel Paese: “Sono numeri da esaminare con attenzione e saranno valutati, però sicuramente l’opposizione non ha numeri maggiori”.

Nel frattempo si cerca di capire se il premier salirà al Colle e quale scenario si prospetterà. Una cosa  è certa, i numeri non ci sono e così  sarà molto difficile andare avanti. Un consiglio va anche all’opposizione, affinchè non dimentichi. Se un giorno riuscirà a governare la prima cosa da fare è quella di affrontare il conflitto d’interessi, onde evitare che Berlusconi abbia definitivamente chiuso con la politica.

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