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ROMA – Alcuni dati fanno impressione. Il neo-ministro per le infrastrutture Corrado Passera ha ricevuto da Banca Intesa, di cui era amministratore delegato, nel 2010, 3,5 milioni di stipendio ed è in attesa di una superliquidazione allo stato non quantificabile perché forse ci sono di mezzo le stock options.

Il ministro del Turismo e Spettacolo (a suo tempo abrogato da un referendum e questo la dice lunga sul valore che la casta assegna a questo strumento di democrazia diretta) Piero Gnudi, già Presidente dell’Enel e consigliere di una varietà impressionante di società private, è uno dei più ricchi legali d’affari italiani. Il neo-ministro della Giustizia Paola Severino, già alla fine degli anni novanta, dichiarava, grazie al suo megastudio legale, un reddito annuale di tre miliardi di lire. Antonio Catricalà, neo-sottosegretario alla Presidenza del consiglio, aveva un  doppio lauto stipendio come magistrato fuori ruolo del Consiglio di Stato e come Presidente dell’Antitrust. D’altronde, il governo Monti non fa che sostituire un altro Esecutivo il cui premier dimissionato è addirittura uno degli uomini più ricchi del mondo (e forse il più ricco d’Europa, sicuramente fra i primi ministri dell’Unione europea dei 27) e il cui ministro economico, Giulio Tremonti, è titolare di uno degli studi tributaristi più pingui per estensione del fatturato.

In Italia, anno 2011, c’è ancora il governo del Marchese del Grillo, quello del “io so’ io e voi non siete un cazzo” e ci si può aspettare che spunti Papa Mastai Ferretti da dietro un palazzo a redarguire i suoi mugnai perché rubano il macinato da dare alle fattorie vaticane. La democrazia politica, sancita dai 139 articoli della nostra Costituzione, non è mai diventata democrazia economica; al contrario, le stesse norme della nostra legge fondamentale poco hanno potuto perché si impedisse lo sconcio di governi in cui non c’è quasi mai una degna rappresentanza del 75% dei cittadini che svolgono semplicemente un lavoro dipendente e possono permettersi dieci giorni di mare all’anno a Torvaianica o a Lignano Sabbiedoro ma che soprattutto,se diventassero ministri, non accuserebbero i vergognosi conflitti di interesse di cui sono preda la maggior parte dei titolari di dicasteri italiani.
Ma ciò che più stupisce di questa situazione drammatica è che proprio la maggioranza degli italiani, quelli che non rappresentano nulla oltre i loro bisogni inappagati, continuano a votare in massa per miliardari che continueranno a spremerli  e a trattarli esattamente come il Marchese del Grillo faceva con i propri braccianti. E come questi ultimi si recano sotto le loro finestre per pietire una prebenda o una briciola del loro desinare fastoso. Un Paese incredibile, nel quale la democrazia e l’uguaglianza sono soltanto parole incomprese e inutili.

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