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Berlusconi e i diktat al governo Monti in materia televisiva. E’ la “rivoluzione liberale”

 

Il leader della “rivoluzione liberale”, in realtà il peggior capo di governo dall’Unità d’Italia ad oggi, cioè Silvio Berlusconi, il primo paletto che ha messo all’azione di governo di Mario Monti è stato quello che riguarda il sistema televisivo. “Voglio delle garanzie per le mie aziende” ha detto, “se vorrà l’appoggio del mio partito non dovrà prendere decisioni  che possano danneggiare Mediaset, come la legge Gentiloni messa in cantiere dal governo Prodi”. Un bel monito per il futuro italiano. L’attuale capo del governo non potrà intervenire nel settore televisivo e sarà costretto a subire l’incredibile (per qualsiasi altro Paese democratico) volontà  del magnate di Arcore: nessuno deve toccare le sue televisioni, nessuna legge di riforma della Gasparri, scritta a suo tempo dagli avvocati di Mediaset, per incrementare i profitti privati del suo proprietario e dei suoi eredi.

Ma il bello è che anche se, come si augurano le persone oneste, nel prossimo futuro dovesse andare al potere una maggioranza di sinistra, qualsiasi provvedimento che riformi il sistema monopolistico berlusconiano sarebbe destinato a fomentare un clima da guerra civile, soltanto perché verrebbe contrabbandato quale attacco politico all’opposizione e non come un sacrosanto provvedimento riformatore per redistribuire le risorse del mercato pubblicitario e ripristinare la legalità costituzionale. Insomma, la  sciagurata “discesa in campo” di Berlusconi del 1994 ha reso impossibile in Italia una legge sulle televisioni che non sia redatta dall’ufficio legale di Mediaset.

Per questo non ci stancheremo mai di ribadire che il primo atto che un governo finalmente libero in Italia dovrà apprestare è una legge sul conflitto di interessi che vieti in via permanente alla famiglia Berlusconi – beninteso, fin quando sarà proprietaria di Mediaset e di altre industrie nel settore bancario, assicurativo, editoriale – di assumere incarichi politici e perfino di avere un mandato parlamentare (al pari dei magistrati). Il secondo atto dovrà essere quello di riformare completamente la legge in materia televisiva, ripristinando il principio pluralistico (articolo 2 e 21 della Costituzione) e consentendo ad un imprenditore la proprietà o il controllo di una sola rete o network sul territorio nazionale e di una sola testata giornalistica a stampa o sul web. Soltanto in questo modo si potrà dire finalmente terminato – e per sempre – il berlusconismo, che ha provocato danni incommensurabili al tessuto connettivo della nostra democrazia.

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