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“Fuori dall’Euro!” grida Magdi Cristiano Allam, in attesa del prossimo Nobel per l’Economia

 

C’era una volta Magdi Allam, esperto di immigrazione maghrebina, al quale l’editore di “Repubblica” Carlo De Benedetti aveva offerto un posto come inviato speciale, poi abbandonato per trasferirsi al “Corriere della sera” per poi abbandonare anche questo, cristianizzarsi e diventare paladino di una nuova crociata contro l’Islam. Convertitosi al cattolicesimo post-tridentino e aggiunto un “Cristiano” al suo nome, Magdi scrive ora sul “Giornale”, avendo compiuto tutto intero il percorso a ritroso dalla razionalità alle corbellerie della impresentabile destra italiana. Non è il solo, certo (si pensi a Paolo Guzzanti, ad esempio) ma è forse, fra i numerosi, quello che più si spinge in avanti nell’ipotizzare un premio Nobel per l’Economia assegnato per le sue originalissime analisi monetarie.

Le quali sono oggi riassunte in un dotto articolo pubblicato dall’house-organ del Pdl nel quale Magdi Cristiano se la prende con la moneta unica europea, attribuendole tutti i mali possibili. Riprendendo una tesi già esposta da uno dei massimi teorici del monetarismo italiano, Silvio Berlusconi, Allam ritiene che “nel 2000, prima dell’adesione all’euro, gli italiani stavano meglio di quanto non stiano oggi mettendo a confronto i dati concernenti il reddito pro-capite a prezzi costanti, l’occupazione reale, le esportazioni delle nostre imprese e la bilancia dei pagamenti” , dimenticando, ovviamente, che ciò era dovuto principalmente al fatto che il magnate di Arcore non aveva ancora dispiegato in tutta la sua forza gli effetti nefasti dei suoi governi. Nossignore, l’egiziano di ferro attribuisce ogni colpa alla partecipazione dell’Italia all’area monetaria comune, tanto che ribadisce come sia “arrivato il momento di valutare seriamente e prendere successivamente e rapidamente la decisione di riscattare la nostra sovranità monetaria, che significa tornare a battere moneta in Italia uscendo dall’euro”. Poi, prosegue con la riesposizone della teoria di un altro grande studioso della medesima area, Alessandro Sallusti, riguardante l’appartenenza di Mario Monti ai “poteri forti”, gli stessi che hanno fomentato il complotto contro il governo Berlusconi (la cui figlia, Marina, siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, cioè uno dei “poteri forti”) e sospeso la democrazia in Italia. Quello che ci vuole, il futuro premio Nobel lo dice nella chiusa del suo articolo: “È ora che decidiamo se vogliamo diventare schiavi di questa Europa dell’euro, autocratica, materialistica, consumistica e relativista, o se scegliamo di affrancarci finanziariamente, riscattare la nostra sovranità nazionale e rinascere come civiltà con un’anima che mette al centro la persona non la moneta, persegue il bene comune non il profitto costi quel che costi”. Gli manca soltanto un balcone e l’affaccio su piazza Venezia o, almeno, su Palazzo Grazioli.

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