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Sallusti, l’ultimo giapponese in una guerra oramai finita (e persa)

 

Non si arrende, come quei militari giapponesi sperduti in piccoli isolotti negli anni ’50, che ancora ritenevano di essere in guerra contro gli americani, che nel frattempo avevano sganciato la criminale bomba di Hiroshima e Nagasaki. La tenacia  del direttore de “Il Giornale” Alessandro Sallusti è davvero encomiabile, perché qualsiasi altro giornalista avrebbe lasciato perdere, vista la mala parata. Lui no, anche perché incarna il berlusconismo nudo e crudo, direttamente finanziato dalle imprese di famiglia. Ma, certo, fa un po’ ridere oggi sfogliare le pagine dell’house organ di Arcore o la prima pagina sul suo sito web, perché si nota da un miglio l’imbarazzo nascente e la volontà di parlare comunque male del governo Monti ma non poter sfoggiare la ben nota ferocia o il mitico “trattamento Boffo”.

E così, l’opera impervia del direttore si realizza tramite articoli che sembrano ircocervi di crociana memoria, volendo dare di Monti e della sua squadra un’immagine spezzata: da un lato sono esponenti della bieca finanza e dei “poteri forti” che hanno spazzato via il povero Silvio, dall’altro si tratta di un governo pur voluto e votato dallo stesso povero Silvio. Una schizofrenia senza freni.

Il risultato di tale cammino intrapreso è quanto lo stesso Sallusti scrive oggi: Monti, che un titolo declama “in tournè” (un’insensata provocazione se si pensa a quello che combinava all’estero Berlusconi), cerca di convincere le cancellerie europee di adottare gli Eurobond, cioè gli strumenti che da un anno cercavano di imporre Berlusconi e Tremonti (ma, appunto, non ci sono riusciti: come mai?). Poi un’altra declamazione: avete visto la Borsa come va male? Ve lo avevo detto io che non era questione del governo Berlusconi, il quale non poteva fare nulla contro la crisi internazionale! Insomma, ogni parola trasuda il tentativo – mistificante come tutto il resto – di convincere i suoi lettori che Monti non potrà fare nulla più di quanto abbia fatto il suo datore di lavoro (cioè, niente). Ogni persona sensata sa che non è così e che il giapponese Sallusti, chiuso nella sua ridotta oramai priva di ossigeno, sta sparando le ultime munizioni. Fra poco non ne avrà più e allora forse si convincerà che la guerra è finita.

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