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Ma chi credeva che senza Berlusconi lo spread sarebbe crollato?

 

La Grande Mistificazione, di cui sono incerti maestri i giornalisti e i peones berlusconiani, consiste anche (o principalmente) nell’attribuire idee e parole agli avversari che non sono state mai formulate. Il giulivo ex ministro Rotondi continua ad essere intervistato, e sinceramente non riusciamo a comprendere il perché, dalle televisioni e in particolar modo da “Rainews 24” di Corradino Mineo. Le sue idee sono notoriamente poche ma confuse. L’altro giorno ha dichiarato che i mercati stanno dimostrando che il problema italiano non era Berlusconi perché lo spread fra titoli pubblici italiani e tedeschi ha continuato a crescere, così come hanno continuato a cadere le borse. E quindi, il governo Monti non combinerà nulla e sarà giusto così perché è frutto di un sovvertimento delle regole democratiche.

Ma, benedetto ragazzo, diciamo noi, quando la smetti di aprire bocca per far defluire l’aria intestinale? Le opposizioni non avevano mai pensato che, una volta fattosi da parte il magnate di Arcore, tutto sarebbe andato bene nel migliore dei mondi possibili; al contrario, Pierluigi Bersani, Antonino Di Pietro e Nichi Vendola avevano più volte ripetuto esattamente l’opposto. Anche perché i guasti che avete provocato sono talmente drammatici e profondi che forse non sarà sufficiente un ventennio per porvi un parziale rimedio.  Le dimissioni del peggior presidente del consiglio dall’Unità d’Italia ad oggi erano una condizione necessaria ma non sufficiente per il risanamento. Innanzitutto, per il generale discredito che oramai suscitava nelle cancellerie europee (ma Rotondi ha visto le immagini del vertice di Cannes?), che oramai risultava esiziale per qualsiasi programma concordato fra Palazzo Chigi e la diarchia Merkel-Sarkozy. In secondo luogo, perché era oramai chiaro a tutti che Giulio Tremonti non era in grado di predisporre alcun piano di risanamento e di rientro credibile dei conti pubblici, essendo risultato l’uomo sbagliato nel posto errato. In terzo luogo, perché i principali ministri economici (in particolar modo, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) perseguivano un rancoroso piano di riscatto personale fatto di guerre alla sinistra sindacale e al metodo della concertazione, che infatti è stato subito ripristinato dal governo Monti, perché è l’unico – come ritenne il lungimirante Carlo Azeglio Ciampi nel 1993 – in grado di progettare riforme di lungo corso e di efficacia non effimera.

Ora, rimosso uno degli ostacoli al risanamento, Monti e la sua squadra forse potranno fare poco ma non perché non ne sono capaci ma perché questa destra revanscista e impresentabile farà di tutto per boicottarlo e per dimostrare che non è meglio del magnate di Arcore. Il quale, fin quando esisterà politicamente, comprometterà in modo permanente le possibilità di successo di qualsiasi maggioranza governativa.

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