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Il ministro Corrado Clini e l’emergenza rifiuti a Napoli

NAPOLI – Il portavoce del commissario europeo Potocnik aveva fissato per oggi  a mezzanotte, la data ultima per l’invio alla Commissione europea, da parte dell’Italia, di una risposta alla lettera di messa in mora per i rifiuti a Napoli”.

Ma l’Italia chiede una proroga di due mesi per rispondere.  Ad un intervistatore del  “Mattino” , il neoministro dell’Ambiente Corrado Clini, in merito alla questione dell’immondizia napoletana, dichiara che la raccolta differenziata è un punto di partenza fondamentale, ma occorre anche costruire gli impianti di trattamento necessari. Compreso il termovalorizzatore.  Durante le sue dichiarazioni rilasciate a Rai 1, su “Uno Mattina”,  e raccolte da “BSnews”,  infatti, l’inceneritore di Brescia sarebbe un modello”, sottolineando che “l’ambiente è stato usato come leva politica e sono stati presentati in maniera non corretta i rischi connessi alle soluzioni. Si è consolidata troppo spesso fra le popolazioni, una paura che non ha motivazioni tecniche o sanitarie ma nasce da input politici.” “Non capisco perché una città come Copenaghen” ha continuato “ che è considerata una capitale della sostenibilità ambientale, abbia nel cuore della città un impianto che smaltisce rifiuti e produce energia. La stessa cosa accade a Vienna. Non ci sono nicchie di popolazione in Italia che hanno particolari sensibilità genetiche o biologiche gli impediscono di vivere in una situazione come quella di Copenaghen, Vienna o Brescia”. Catherine Geslain-Laneelle, direttrice dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare di Parma (Efsa), in commissione Ambiente al Parlamento europeo , spiega  in una nota ,  inceneritori e cementifici continuano a bruciare rifiuti a due passi da campi agricoli”.  Nel vecchio inceneritore di Brescia sono state rinvenute tracce di diossina e policlorobifenile (Pcb) nel latte di ben 18 stalle di allevamenti vicini”.

Inoltre agli impianti esistenti “se ne stanno aggiungendo altri come l’inceneritore in costruzione a Parma, a fianco della Barilla, ma anche quello a biomasse a Russi in provincia di Ravenna, che ha scatenato le proteste degli agricoltori della zona”.  Le emissioni dell’inceneritore avrebbero nei confronti dell’ecosistema in complesso, del riscaldamento globale (gli inceneritori producono grandi quantità di CO2) e della salute umana sotto forma di problemi ai bronchi e alla respirazione, patologie cardiache, tematiche oncologiche e fattori patologici ereditari. Lo scriveva già nel 2006 il dottor Stefano Montanari, Direttore Scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di San Vito, in provincia  di Modena: “Al di là della scienza, il sensus communis del buon padre di famiglia che per i Romani era legge può costituire un’ottima guida. Usare i cosiddetti “termovalorizzatori” spacciandoli per un miglioramento tecnico, poi, non fa che peggiorare la situazione dal punto di vista del nanopatologo, ricorrendo questi a temperature più elevate. Perciò, una pratica simile non può essere in alcun modo presa in considerazione come alternativa per la soluzione del problema legato allo smaltimento dei rifiuti, se non altro perché i rifiuti non vengono affatto smaltiti,  ma raddoppiati come massa e resi incomparabilmente più nocivi.”
Un inceneritore non è da augurare a nessuno.

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