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Manovra Monti. Belpietro sul piede di guerra, senza un po’ di vergogna

 

Il premio Pulitzer non per il giornalismo ma per la faccia di tolla più dura senza dubbio va al direttore di “Libero”, Maurizio Belpietro, che oggi spara ad alzo zero sulla manovra del governo di Mario Monti. “Sarà una tempesta di tasse” titola il secondo house-organ di Arcore, mentre quello di testa informa i suoi lettori sul fatto che mezzo Pdl chiede a Berlusconi di tagliare la spina al governo.

Quanta irresponsabilità, quanta mistificazione in quei titoli e in quegli articoli, tutti tesi a dimostrare che il governo che ha sostituito il Beneamato padrone del reame è capace soltanto di mettere le mani nelle tasche degli italiani! Dopo i disastri compiuti dall’era Berlusconi, tanto cari a Belpietro, disastri che ci hanno portato a questo punto, cioè a dover introdurre nuove imposte per non far fallire il Paese, questo giornale avrebbe fatto meglio a sospendere le pubblicazioni e la sua redazione, oltre che il direttore, a chiedere un anno sabbatico per studiare politica ed economia in qualche buona università. Ma nell’era berlusconiana, per quanto allo stremo, i suo cantori hanno il pudore di continuare a starnazzare e a credere di poter irretire gli italiani dimostrando che qualsiasi altro governo che non sia quello di Arcore è capace soltanto di farli soffrire con nuovi balzelli.

Ieri Mario Monti ha pubblicamente dichiarato che era necessario voltare finalmente pagina rispetto al disastroso binomio Berlusconi-Tremonti. In un paio di occasioni lo ha detto chiaramente, quando ha ribadito che una manovra economica si qualifica anche per quello che non c’è, e cioè il condono fiscale o quando ha sottolineato come alcune decisioni che lui ha avuto il coraggio di prendere la comunità del pensiero economico le suggeriva da anni ad un governo incapace di avviare qualsiasi riforma strutturale del sistema. D’altronde, l’imposta straordinaria dell’1,5% sui capitali scudati dal vergognoso provvedimento di Tremonti del 2010 sono un chiaro indizio del cambio di marcia. Sarebbe stato meglio un’imposta straordinaria del 30%, anche a costo di dover risentire gli strepiti dei Belpietro di complemento, sempre pronti a scendere in aiuto dei miliardari. Certo, non gratis.

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