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“Repubblica”-Scalfari e le amorose elegie al Super Mario Monti

 

Qualche settimana fa l’eternamente presente (in tv) Massimo Giannini, firma economica e vicedirettore di “Repubblica”, se la prendeva con Marco Travaglio rivendicando la primogenitura del berlusconismo d’annata. “Nessuno ci può dare lezioni in questo campo, dove siamo stati i primi e i più convinti” disse con la sua solita aria da primo della classe mentre Travaglio osservava un educato ma significativo silenzio. Fra  due vicedirettori, così come fra le loro testate, non c’è molta sintonia, a conferma che due galli nello stesso pollaio sono fatalmente destinati a beccarsi.

Ma c’è qualcosa che, oggi come oggi, sfugge in “Repubblica” e che la rende così stellarmente lontana da un ideale per quanto vago di giornalismo veramente indipendente. Per tutti gli anni del berlusconismo e dei suoi governi, “Repubblica”, come si vanta Gannini, ha combattuto una furiosa battaglia contro i vizi di origine di quei governi, riassunti, diciamo così, dalle oramai famose dieci domande al premier redatte dal compianto Giuseppe D’Avanzo (che diede il “la” alle polemiche con Travaglio dopo una celebre concione giornalistica, per la verità, non delle migliori del suo prezioso repertorio). Tutte le decisioni economiche del governo Berlusconi e del suo ministro Giulio Tremonti (ancorché e inspiegabilmente visto comunque come un’autorità in campo economico e per questo mai attaccato di petto proprio da Giannini) furono avversate, criticate e perfino dileggiate. Ne furono messe in rilievo le iniquità, le incongruenze, le inefficaci conseguenze, insomma “Repubblica” impegnò allo spasimo le sue firme per dimostrare ai suoi lettori che la politica economica del governo Berlusconi era fatta soltanto di tasse che peraltro colpivano sempre i “soliti noti”.

Tutto giusto, per carità, ma non si capisce come mai ora, che a Palazzo Chigi siede Mario Monti, la cui manovra economica è fatta ugualmente di tasse e di iniquità e dove manca, esattamente come con Tremonti, un progetto di sviluppo e di crescita (come oggi viene rimarcato dal tandem di illustri commentatori economici del “Corriere della sera” Giavazzi e Alesina), il giornale di largo Fochetti sia quotidianamente impegnato nel lancio delle sue amorose elegie verso il premier e ministri impegnati perfino nella decisione più iniqua di tutte: la deindicizzazione delle pensioni. Domanda: le iniquità di Mario Monti sono meno inique di quelle di Berlusconi-Tremonti, anche quando sono il loro calco? Sicuro che i pensionati e lavoratori dipendenti si accorgeranno della differenza?

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